di DONATELLA MILIANI

Terni, 27 novembre 2016-Una scoperta rivoluzionaria. La prima opera certa del più grande genio dell’Umanità, “Paesaggio con fiume” realizzato da Leonardo da Vinci nell’agosto del 1473, un disegno con una veduta “a volo d’uccello” di quello che per lungo tempo era stata indicata come valle dell’Arno, in realtà ritrarrebbe una valle umbra, quella delle Marmore nel Ternano. Ad arrivare a questa conclusione dopo lunghe e attente ricerche scientifiche, il professor Luca Tomìo con uno studio svolto sotto l’egida dell’Accademia delle Arti del Disegno (referente scientifico la professoressa Cristina Acidini), protocollato al Mibact e condotto con il sostegno fondamentale della Diocesi di Terni che ha consentito l’accesso a fonti documentarie straordinarie dell’Archivio Segreto Vaticano.

Lo studio, ovviamente sostenuto dalla Regione Umbria e dai comuni di Terni e Amelia, è stato valutato molto positivamente anche dal critico Vittorio Sgarbi, Commissario alle Belle Arti e ai Musei del Comune di Amelia. Tomìo è un giovane e appassionato ricercatore che per verificare quella che originariamente era solo una suggestiva ipotesi, non ha esitato a indossare scarponi e abbigliamento da trekking per salire, dopo aver bonificato l’area che nel corso dei secoli è stata presa d’assalto dalla vegetazione, fino al punto di osservazione in cui il celebre artista avrebbe realizzato il disegno e in cui si vedono chiaramente le Marmore, il vicino castello di Papigno (sullo sfondo a sinistra) e la valle ternana. È così che il “Paesaggio con fiume” è diventato non più un’ipotesi ma una tesi confermata e quindi una sorta di “indizio” per favorire ulteriori ricerche, tuttora in corso, non solo in campo storico-artistico ma anche archivistico. Quello che gli studiosi starebbero cercando di verificare adesso, é se la presenza di Leonardo in Umbria nel 1473, fosse dettata solo da interessi artistici o non avesse anche motivazioni di tipo scientifico.

I dettagli della complessa ricerca (che ha come obiettivo quello di unire e arricchire Toscana e Umbria, all’epoca di Leonardo artisticamente quasi un unicum), verranno forniti a breve in un incontro pubblico dalle istituzioni e da esponenti della comunità scientifica nazionali, professor Tomìo in testa ovviamente. Fino ad oggi si era sempre creduto che il paesaggio raffigurato nel celebre reperto conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi a Firenze, importantissimo perché il primo che porta la sua firma scritta con la grafia mancina speculare di Leonardo: “Dì de Sta Maria della Neve / Adì 5 daghosto 1473”, fosse toscano. Così era stata interpretata dai più quest’opera fondamentale della storia dell’arte che rivela l’attenzione verso una descrizione autentica del mondo naturale che fu una caratteristica costante di Leonardo, soprattutto nella fase giovanile.

È proprio questo “tratto” che gli è valso l’assegnazione di alcuni contributi a opere (come l’“Arcangelo Raffaele e Tobiolo” oggi alla National Gallery di Londra, o il paesaggio della “Madonna col Bambino e angeli”, sempre a Londra, con un picco roccioso che ricorderebbe proprio il “Paesaggio con fiume”), uscite dalla bottega di Verrocchio a Firenze. Bottega dove il genio toscano fu mandato dal padre negli anni che vanno dal 1469 al 1470 e dove si trovò a imparare fianco a fianco con altri allievi destinati a diventare celebri come Botticelli, Perugino e Pier Matteo D’Amelia.

La portata scientifica della scoperta potrebbe condurre a un’accurata rilettura anche della vita di Leonardo che, secondo ricostruzioni storiche fatte in passato, avevano dato l’artista in Umbria in un periodo compreso tra il maggio del 1502 e il marzo del 1503, poco prima cioè del trasferimento in Francia dove poi morì nel maniero di Clos-Lucé, Amboise, il 2 maggio del 1519. Un passaggio, questa la teoria degli esperti, forse legato a rilevazioni topografiche allo scopo di studiare opere di fortificazione e idrauliche.

Con la scoperta del professor Tomìo, ora la presenza dell’artista in Umbria verrebbe spostata indietro nel tempo di almeno trent’anni. Non un dettaglio di poco conto che proietta ora l’Umbria, il Ternano in particolare, nel circuito Leonardesco, con tutto quello che questo può significare a livello mondiale.