
Il popolare artista da domani a martedì al Morlacchi con “Gente di facili costumi“, celebre commedia di Nino Manfredi
Perugia
"Come diceva il mio maestro Gigi Proietti ci siamo distratti un attimo, lo spettacolo è venuto troppo bene e ora ci tocca fare la tournée". Flavio Insinna racconta così, con entusiasmo e ironia appassionata, il suo felice ritorno a teatro con “Gente di facili costumi“ (nelle foto) che lo vede in scena al Morlacchi insieme a Giulia Fiume per la regia di Luca Manfredi, da domani a martedì (lunedì alle 17.30 c’è anche l’incontro con il pubblico). Scritto da Nino Marino e Nino Manfredi e considerato ancora oggi uno dei testi più eclatanti apparsi sulle scene teatrali negli ultimi decenni, lo spettacolo debuttò nel 1988 con lo stesso Nino Manfredi protagonista. E da subito conquistò il pubblico con il racconto della convivenza forzata, piena di malintesi, ilarità e malinconie, tra due vite agli antipodi: un intellettuale squattrinato e una prostituta disordinata.
Flavio Insinna, adesso è lei il protagonista...
"La prima volta che Luca e il produttore mi hanno proposto lo spettacolo ho avuto paura e ho pensato di rifiutare. Però c’era una coincidenza pazzesca, incredibile. Nello stesso periodo in cui Nino Manfredi era in scena, nel 1989, la Scuola teatrale di Proietti incaricò noi allievi di fare interviste per il saggio finale del biennio. E io, con altri due, venni assegnato proprio a Nino Manfredi che mi parlò anche di “Gente di facili costumi“. Dopo tutti questi anni ho ritrovato la cassetta originale e l’ho regalata a Luca".
Sembra un segno del destino...
"Già.. All’inizio la paura mi ha quasi spinto a dire no, poi ho accettato perché questo mestiere prevede sempre i salti mortali. Così il progetto è partito e abbiamo fatto un lavoro artigianale, con una serie di provini per trovare l’attrice. Ho rivissuto l’adrenalina e le speranze di quando ero ragazzo, anche se il tempo è passato..."
E come si presenta questo nuovo allestimento?
"Abbiamo lasciato il testo nell’epoca in cui è nato, senza attualizzarlo: niente cellulari né social, in scena ci sono il telefono fisso, la segreteria, le pagine gialle e la radiolina di una volta. Non lo abbiamo stravolto ma solo asciugato un po’ perché alcune cose le poteva dire o fare solo Nino Manfredi".
La forza e l’attualità di “Gente di facili costumi“?
"Stanno nell’interrogativo bello di questa commedia: siamo proprio sicuri che sia il caso di giudicare le persone? E la mia risposta è no. Se proprio vogliamo fare qualcosa, cerchiamo di capire chi abbiamo di fronte, anche se è molto più complicato...".
Perché il pubblico è conquistato da questa storia?
"Il divertimento nasce dall’innesco meraviglioso di due mondi all’apparenza lontanissimi: costretti dalle urgenze della vita a vivere insieme, lo scrittore e la prostituta scoprono reciprocamente una grande fortuna. Perché la vita è l’arte dell’incontro e ti sorprende se vuoi aprirti all’altro. Questo spettacolo doveva essere in scena solo due sere, il 4 e 5 gennaio di un anno fa all’Argentina, come omaggio a Manfredi. Ma sono arrivate telefonate da tutta Italia ed è nata la tournée".
E lei cosa ci mette di suo?
"La morbidezza, le piccole malinconie nascoste nel divertimento e la regola di sempre per un attore: saper giocare insieme".
Ci racconta il suo legame con Perugia e con l’Umbria?
"L’Umbria equivale ad alcuni tra gli anni più belli della mia vita. Sono gli anni di “Don Matteo“, da quando abbiamo iniziato a girare nel 1998 fino alla quinta stagione: anni incredibili, più volte abbiamo girato a Perugia, dove sono tornato con il teatro e con i programmi tv. E poi c’è Gubbio che per me è casa, si è aggiunta una data anche lì perché l’hanno chiesta e questo mi riempie di gioia. L’Umbria è nella zona bella dei miei pensieri e ricordi, dove si uniscono il lavoro e la vita, che per me viene sempre per prima".