Il capitano Roberta Schiavulli, Il capitano Silvia Patrizi, il tenente Lorenza Monetta
Il capitano Roberta Schiavulli, Il capitano Silvia Patrizi, il tenente Lorenza Monetta

Perugia, 11 settembre 2019 - Da bambine sognavano un giorno di indossare la divisa. Oggi, giovanissime, ricoprono cariche importanti all’interno della Guardia di Finanza dell’Umbria. «Diciamolo, noi donne stiamo prendendo piede... », scherza il capitano Roberta Schiavulli. Ha 28 anni, e da meno di una settimana è il nuovo comandante della Compagnia di Perugia. Come lei, altre due colleghe guidano, da pochi giorni, le Fiamme Gialle della nostra regione: il capitano Silvia Patrizi, 35 anni, al vertice del Gruppo della Guardia di Finanza di Foligno; e Lorenza Monetta, 27 anni, alla guida della Compagnia di Spoleto.

«Non ero mai stata a Perugia, è una città bellissima – racconta Roberta Schiavulli, chiamata a sostituire il capitano Paolo Iannariello –. Ho trovato un reparto serio e che lavora». Originaria di Cerignola, laureata in Giurisprudenza e in Scienze della sicurezza economico-finanziaria, al termine del percorso addestrativo è stata impiegata nel Nucleo operativo del Gruppo di Orbassano, per poi comandare la tenenza di Cecina, nel livornese. «Da quando ero piccola, avendo mio padre in Polizia, speravo di intraprendere questa carriera. Con le scuole superiori il sogno è diventata convinzione, poi realtà», dice. E i colleghi maschi? «Nel mio percorso non ho mai trovato resistenze, mi hanno sempre trattata bene, a volte come una figlia. L’esperienza a Orbassano mi ha aiutato a crescere e a confrontarmi con persone più grandi, tutti uomini... ». Ora le cose sono cambiate. «Tre donne al comando in Umbria è una semplice coincidenza – sorride –. Sono comunque contenta, anche questo è un segnale per superare stereotipi e pregiudizi. E poi tra noi c’è più intesa. A Perugia comincia una una nuova sfida, qui le attività spaziano dalla lotta all’evasione fiscale, alla contraffazione fino agli stupefacenti».

Anche l Gruppo della Guardia di finanza di Foligno, istituito il primo gennaio scorso, è stato affidato a una donna: il capitano Silvia Patrizi, originaria di Roma, si occupa di dirigere e supervisionare l’attività della compagnia di Foligno, di Spoleto e della tenenza di Todi. «Quando ho saputo di venire in Umbria ero contentissima e molto soddisfatta – ammette –. E’ un incarico di prestigio e responsabilità, con tre reparti alle dipendenze». Laureata in Giurisprudenza e in Scienze della sicurezza economico-finanziaria, ha condotto per due anni la tenenza di Pozzallo, nel ragusano, per poi essere assegnata al Nucleo di polizia tributaria della capitale. Prima di essere chiamata a Foligno, ha ricoperto il ruolo di comandante di compagnia alla Scuola ispettori e sovrintendenti dell’Aquila, curando la formazione militare e professionale dei giovani allievi marescialli. «La città della Quintana mi ha accolto benissimo. Tutti rispettosi prima che del grado, della persona – continua –. Da vent’anni ormai le ragazze sono entrate nelle forze armate e nei corpi di polizia. Eppure tre donne al comando è qualcosa di molto positivo: noi abbiamo un altro approccio, un modo diverso di guardare le cose».

Fresca di nomina anche la tenente Lorenza Monetta, alla guida della Compagnia di Spoleto. «È un onore rappresentare la quota rosa nella Guardia di Finanza – espone con orgoglio –. Ci sarà altissima attenzione verso le necessità del territorio, siamo i garanti della sicurezza e della buona riuscita di ogni forma di attività». Salernitana, nella “famiglia” della Guardia di Finanza dal 2011, la ventisettenne proviene da Fiumicino e succede al capitano Simone Vastano. «Obiettivi? Approccio aperto al confronto con i colleghi più grandi, nel pieno rispetto dei ruoli. Ognuno di loro può offrire tanto per la crescita professionale». Una laurea in Scienze della Sicurezza economico-finanziaria e ottima conoscenza delle lingue: oltre allo spagnolo, la tenente Monetta parla anche l’arabo. «La trasversalità dei settori in cui operiamo ci porta ad avere contatti con realtà economiche esterne – conclude –. Sotto il profilo investigativo la conoscenza delle lingue più essere uno strumento in più per monitorare i fenomeni illeciti».