
Le tappezzerie e i piccoli complementi d’arredo del marchio Balducci conquistano i mercati stranieri. Diana: "Ambasciatori del made in Umbria" .
Quando entri nel negozio “Balducci Arredamenti“ è come tornare all’abbondanza dell’offerta commerciale degli anni ’80, quando il centro di Perugia brillava per la quantità delle proposte e la qualità della scelta. Impossibile catalogare i chilometri di stoffe e di tappezzerie esposte negli spazi immensi dello show room. Tra sete pregiate, lampassi, broccati, velluti, organze, passamanerie francesi, nappi multicolor c’è da perdere la testa.
Oggi, ad accoglierti nella “bottega“ di sant’Ercolano c’è Diana Terzetti, che guidata da buon gusto, fantasia e studi appropriati, ha reinventato in chiave moderna molti degli articoli proposti dallo storico negozio. E così, ecco i cuscini fatti con la stoffa dei tendini e il taffetà, i paraspifferi in organza abbinati al velluto, le scatole portagioielli personalizzate, le sottotovaglie abbinate ai runner, che grazie ai social sono sbarcate anche nelle dimore dei vip americani e non solo.
L’avventura dei Balducci inizia più di un secolo fa. "Parte con don Serafino e la sua opera di assistenza ai ciechi – racconta Diana – Qui dentro si intrecciavano cestini di vimini, si intagliavano piccoli oggetti di legno e di artigianato". Poi ci fu la svolta imprenditoriale alla fine della Prima Guerra Mondiale e la ditta Balducci decide di produrre mobili intagliati e complementi d’arredo, attività che però verrà abbandonata per le note questioni logistiche dell’acropoli.
Tra le novità, l’ingresso degli arazzi. "Li produce per noi una ditta in esclusiva. L’obiettivo è mettere in mostra la nostra città e mandarla in giro per il mondo - spiega la titolare - Sono di tre dimensioni e riproducono monumenti simbolo di Perugia. Piacciono molto e vengono apprezzati dagli stranieri, che vanno matti per questi articoli". La rete aiuta: intenditori d’oltreoceano, ma anche tedeschi e inglesi scoprono il prestigio del marchio Balducci. Gli arazzi e le creazioni di Diana fanno il giro del mondo e finiscono anche nelle sartorie teatrali e negli atelier delle rievocazioni storiche.
Silvia Angelici