
Il presidente Stefano Mazzoni racconta attese, emozioni e prospettive del festival
Perugia, 10 luglio 2025 – “Credo che ci siano tutte le premesse per un’edizione molto buona. Perché il programma artistico fatto da Carlo Pagnotta è veramente bello, la città è in gran fermento, le prevendite vanno bene e la nostra macchina organizzativa è ben rodata”. Alla vigilia di Umbria Jazz il presidente Stefano Mazzoni racconta attese, emozioni e prospettive del festival che da domani (stasera c’è l’anteprima) a domenica 20 luglio torna a invadere Perugia di musica non stop, con quella formula che l’ha reso simbolo identitario e culturale dell’intera regione.
Come vive la sua prima Umbria Jazz da presidente?
“Non conosco le ragioni, ma non nascondo che sono parecchio emozionato. Eppure per dieci anni sono già stato vicepresidente esecutivo, ai tempi della presidenza di Renzo Arbore, ho già fatto questo lavoro. Ma con la carica da presidente è la prima volta..”
Diceva del programma...
“La parte jazz, con i concerti al Pavone, Morlacchi e Sala Podiani, oserei dire che è tra le più belle di questi ultimi anni. E l’Arena Santa Giuliana ha un ottimo programma, tenuto conto di tutte le problematiche della sua composizione, cioè un posto troppo piccolo per il rock e troppo grande per il jazz. Quest’anno non ci sono eventi “standing“, cioè in piedi, come Lenny Kravitz e le vendite sono nella media degli ultimi anni”.
Perugia come risponde?
“La città è pronta, questi dieci giorni sono sempre vissuti come una grande festa collettiva. Quest’anno ci sono tante iniziative collaterali, stanno fiorendo vetrine a tema jazz e vedo un’attesa febbrile anche da parte dei commercianti. Sì, sento proprio il fermento della vigilia”.
Umbria Jazz è ormai una macchina colossale. Qualche numero per inquadrare questo fenomeno?
“In questi dieci giorni lavorano per Umbria Jazz 1500 persone, per una città come Perugia non è uno scherzo. E in questo dato non sono considerate le attività di Polizia, Vigili del fuoco, Protezione civile, Minimetrò. E ancora, durante questo periodo noi abbiamo dai 250 ai 270 artisti che suonano su 13 palchi. L’organizzazione è molto impegnativa ma Umbria Jazz ha una preparazione cinquantennale, con uno staff di grandi professionisti e una macchina oliata che sa affrontare qualsiasi nuovo problema. E c’è da tener conto che dei 13 palchi, tranne 4, gli altri sono tutti gratuiti: è un impegno e una spesa importante per la Fondazione Umbria Jazz ma la facciamo volentieri perché la bellezza del nostro festival è il clima che si crea con i concerti gratuiti”.
Quest’anno si inizia proprio con due grandi eventi gratuiti in Piazza IV Novembre...
“Il pre-festival ultimamente c’è sempre stato e questa sera lo facciamo con molta soddisfazione perché festeggiamo il quarantesimo anniversario della collaborazione delle nostre Clinics con il Berklee School of Music di Boston. Quarant’anni insieme alla più grossa università jazz del mondo è un risultato molto importante. Oltre 7mila ragazzi hanno studiato qui a Perugia, quest’anno sono 223 e vengono da 30 paesi del mondo. E il clima che vivono a Perugia lo riporteranno a casa”.
E domani sera?
“I Thee Sacred Souls hanno rinunciato al loro concerto per importanti motivi personali, quindi noi abbiamo spostato il concerto di Angélique Kidjo dall’Arena Santa Giuliana a piazza IV Novembre. Abbiamo pensato di offrirlo alla città perché ci sembrava bello fare una seconda apertura con un’artista molto brava”.
Quali saranno i momenti e gli artisti più attesi?
“Sul fronte del gradimento del pubblico, senza dubbio Lionel Richie e Mika, i loro concerti sono già esauriti. In questo momento sta andando benissimo, e giustamente, la serata con Jacob Collier e Marcus Miller, anche loro sono quasi sold out. A livello artistico penso poi a Kamasi Washington, Ledisi, Stefano Bollani, Gregory Porter. E’ davvero un programma ricco, articolato e un po’ per tutti i gusti, com’è giusto che sia per l’Arena”.
E quali invece le principali emergenze di Umbria Jazz?
“C’è il problema degli spazi, che dobbiamo affrontare insieme alle istituzioni, non abbiamo alternative. Per quanto riguarda invece la sostenibilità dobbiamo lavorarci anche noi come fondazione: bisogna ridurre sempre di più i costi, tecnici e di gestione. E poi dobbiamo crescere come sponsorizzazioni e come contributi privati e naturalmente dobbiamo sempre proporre un programma artistico molto importante e molto appetibile per il pubblico. Perché comunque il nostro maggior sponsor sono i biglietti”.