Firenze, 7 aprile 2018 - Un successo annunciato. Bob Dylan, per la prima volta da Premio Nobel, è tornato a Firenze dopo quasi sette anni in un Mandela Forum pieno di pubblico. L'ultima volta era stata l'11 novembre 2011 quando nell’ambito del tour con Mark Knopfler si propose in veste elettrica e ospitando Knopfler in una memorabile Girl From The North Country. Sul palco stasera si è presentato con Charlie Sexton alla chitarra elettrica, Donnie Herron alla slide e al violino, Stu Kimball alla chitarra acustica, George Receli alla batteria e il fedelissimo direttore musicale Tony Garnier al basso e al contrabbasso. Il concerto si è aperto con Times Have Changed, seguito da uno dei grandi classici, Don't Think Twice It's Alright traccia del disco Freewheelin' uscito 55 anni fa. 

LA NOSTRA DIRETTA TWITTER a  cura di Michele Manzotti

Proprio da un repertorio vastissimo e pieno di capisaldi della musica popolare, Dylan ha potuto scegliere brani risalenti a vari periodi della sia carriera. Come ad esempio Highway 61 Revisited (la traccia titolo e Desolation Row), Blood On The Tracks (Simple Twist of Fate, Tangled Up in Blue), Time Out of Mind (Love Sick) e specialmente Tempest del 2012 rappresentato da ben cinque brani. Seduto al pianoforte, si è poi alzato in piedi per le interpretazioni delle cover del repertorio di Frank Sinatra ( Melancholy Moon) e Yves Montand (Autumn Leaves).

Sonorità country, tex-mex, Rock'n'Roll, blues e jazzate si sono fuse insieme in un'ora e quaranta nel segno di un mestiere immenso e di una creatività unica. Un concerto da Nobel senza dubbio. E nonostante tutto anche con un bel po' di cuore.