
Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Mps, oggi illustrerà la semestrale
Il giorno della riunione del consiglio d’amministrazione a Rocca Salimbeni, convocato per approvare i conti della semestrale 2024 e rivedere i target del piano industriale, perché quelli fissati due anni fa sono stati ampiamente superati, è iniziato nel peggior modo possibile. La tempesta sulle Borse mondiali, che si era addensata dopo le fosche previsioni su una recessione americana, aveva scatenato un’ondata di vendite a Piazza Affari. E siccome Milano è una Borsa dominata dalle banche, il titolo Mps non riusciva nemmeno a fissare un prezzo. Poi è entrato nelle contrattazioni, ha iniziato perdendo l’8%, risalendo a - 5% a metà seduta, per chiudere quando la bufera si era placata, a -3,15%, a 4,338 euro.
In tre sedute, la capitalizzazione di Rocca Salimbeni ha perso 700 milioni di euro, ieri era sotto i 5 miliardi e mezzo. Il titolo da 5,06, ha ceduto il 15% del valore. Poco male, se si trattasse di una risacca dopo mesi di rialzi e quotazioni in alto. Più problematica se il sentiment della finanza mondiale si è spostato verso il ’depressivo’. Perché queste sono settimane cruciali per il Monte dei Paschi risanato, per la Banca più antica del mondo, con 5 secoli e mezzo di storia, messa in crisi da 5 anni di gestioni avventate e di acquisti suicidi.
Uno dei tanti meriti che vanno ascritti a Luigi Lovaglio, amministratore delegato del Rinascimento del Monte, è quello di aver tenuto le politiche senesi e locali fuori dalla Rocca. Di aver opposto cortesi ma fermi rifiuti a qualsiasi richiesta di stringere meno i cordoni della borsa e dare un segnale di maggiore prodigalità a Siena e ai suoi progetti. Questo perché, nonostante sembrasse assodato che i guai del Monte dei Paschi, l’essere stato a un passo dal default, l’aver fatto saltare due banche e la Fondazione più ricca d’Europa, dilapidando un patrimonio complessivo di una trentina di miliardi e varando costosi quanto inutili aumenti di capitale senza tappare prima la voragine che si era aperta nella nave, avessero come origine principale l’acquisto sciagurato di Banca Antonveneta, sborsando 17 miliardi in contanti, tra filiali e fidejussioni scoperte dopo, sta prendendo piede un revisionismo molto rischioso. Una sorta di autoassoluzione che ruota sulle assoluzioni ai processi per i derivati e sulle pressioni, vere, presunte o ingigantite, delle autorità di vigilanza sulla comunità senese, immolatasi sull’altare del 51% della banca in mano alla Fondazione. Un’anomalia da estirpare per la finanza globale.
Quegli anni al Monte, da Antonveneta in poi, sono stati gli anni della incompetenza imperante. La stupidità, come nell’immortale saggio di Carlo Maria Cipolla, non è un crimine, ma provoca danni peggiori. Perché non ci guadagna nessuno dalle sue azioni. Neanche chi le compie.
Meglio tornare al presente e alla conference call di oggi, con Lovaglio che presenterà alla comunità finanziaria i risultati dei primi sei mesi di Banca Mps e gli obiettivi del piano industriale rimodulati dopo il risanamento. E’ prevedibile ipotizzare stime su utili e su dividendi riviste verso l’alto. In pochissimi si sono avventurati su fissare cifre potenziali e target possibili. Resta sul tavolo la nota dei coordinamenti sindacali del gruppo Mps. "Se i risultati saranno positivi, consentiranno di ritenere quale opzione strategica concretamente perseguibile l’ipotesi ’stand alone’, da realizzarsi attraverso la messa in atto di un progetto industriale condiviso da un nucleo azionario stabile. Al management è richiesto di dare prova di lungimiranza - hanno scritto le sigle sindacali - , riconoscendo concretamente il merito di lavoratrici e lavoratori e non snaturando le linee guida dell’attuale Piano di Ristrutturazione, a suo tempo concordate con i sindacati. Al MEF spetterà il compito di valorizzare con le proprie scelte sulle future strategie del Gruppo la dedizione e i sacrifici dei dipendenti" .