Si è concluso ieri  il secondo ciclo di lezioni di robotica al Sarrocchi (foto Di Pietro)
Si è concluso ieri il secondo ciclo di lezioni di robotica al Sarrocchi (foto Di Pietro)

Siena, 14 aprile 2015 - "Sono portato per il lavoro manuale. Allora ho detto: seguire questo corso male non mi può fare!» Papà Luca Belardi guarda il figlio Cesare, 13 anni, come se fosse la prima volta: i ragazzi stupiscono. Genuini e intelligenti. Con le idee chiare. In mano un ‘robot’ in miniatura creato artigianalmente con l’amico del cuore, Leonardo Bonucci. Non importa se per farlo è dovuto tornare a lezione, dopo il normale orario scolastico delle Medie. Valeva la pena imparare come saldare e montare le parti meccaniche nell’officina-laboratorio del «Sarrocchi» di Siena. Qui vengono ideate, progettate e realizzate macchine in grado di operare autonomamente, con o senza controllo umano. Qui si studia la loro applicazione. Tutto merito della robotica. «Facevamo corsi interni per aiutare i ragazzi del secondo anno ad imboccare la strada a loro più congeniale nel triennio successivo – spiega il professor Andrea Gorelli mentre prosegue lo sciame degli studenti –, alcuni genitori ci hanno chiesto se i corsi potevano essere frequentati anche dai figli che andavano alle Medie. Così è nata l’idea di sperimentare quattro giorni di lezione per i più piccoli che hanno riscosso, in due fasi, grande successo».

LA SCUOLA di robotica, dunque, appassiona. C’è persino chi arriva da Casole, come Lorenzo Bovino, 11 anni e una mente brillante. Appassionato di scienze e matematica. «Cercavamo un corso di questo genere da tempo», spiega mamma Andreea Cirlig. «Ci commuoviamo, a volte, quando vediamo i bambini al tavolo di lavoro con gli occhi che brillano di passione», racconta Gorelli. Ha coinvolto nel progetto anche la ‘prof’ di Lettere Marina Berti perché, magari, si impara a fare il saggio breve sugli argomenti tecnologici. Insomma, scienze e lettere possono incontrarsi e collaborare nella formazione dei giovani, assecondandone gli interessi. E poi non sono soli nel ‘ventre’ della robotica dove c’è un frullatore che, inviando un sms dal cellulare, ne riproduce il contenuto. «Per l’esame di stato sto preparando un tavolino a led», racconta Luca Maccioni, 18 anni, di Torrita. «Io propongo invece un carrello per la spesa che si muove senza bisogno di spingerlo, aiutando anziani e disabili», mostra con orgoglio Francesco Carletti, nicchiaiolo, 19 anni. «Nel mio garage invento usando materiale di riciclo», aggiunge dicendo che vorrebbe dedicarsi al design. Poi dicono che i giovani non hanno qualità e voglia di fare. Che si abbrutiscono al cellulare e al computer.

LA ROBOTICA non è comunque solo materia da maschi. «Ginevra è la tecnologica di casa – spiega mamma Sandra Maccari, senese –, appena ha saputo del corso si è segnata. Verrà poi in questa scuola al liceo scientifico delle scienze applicate». «Mia figlia Virginia, 14 anni, – dice invece Stefania Capannoli, che vive ad Arbia – andrà al biotecnologico del Monna Agnese ma ha voluto dedicarsi alla robotica perché è un’opportunità». «Non solo studio ma possibilità di sperimentare le nozioni apprese: è importante», sostiene Silvana Ganghini, zia di Edoardo Contu, 13 anni e mezzo, studente della «Cecco». «Ci vorrebbero più occasioni di questo tipo – si inserisce Luca Belardi – perché quando i ragazzi lasciano le Medie non hanno ben chiaro cosa fare». E allora tutti a saldare componenti e collaudare. Chissà che non venga fuori dal «Sarrocchi» il futuro Easton LaChappelle: a 14 anni ha inventato un braccio bionico fatto in casa.