Rettore e ministro, tre lustri di sogni. Aprì l’ateneo e la città al mondo

"Se un giorno l’Università dicesse ’avete vinto, ce ne andiamo’, tutta Siena griderebbe per riaverla. Ho riformato l’ateneo, ho cambiato un modello dominato da baroni. I segreti degli eventi del 750°".

Rettore e ministro, tre lustri di sogni. Aprì l’ateneo e la città al mondo

Rettore e ministro, tre lustri di sogni. Aprì l’ateneo e la città al mondo

"L’Università è un motore che spinge sempre in avanti. Se si mettono insieme l’appeal di una città d’arte come Siena, le chances delle nuove tecnologie, le possibilità di nuovi modi di fare formazione, non si può non generare ricchezza. Il valore aggiunto portato dall’Università è innegabile, soprattutto in termini di reddito per la città. Se l’Università dicesse un giorno, per accontentare i suoi più acerrimi nemici, ’avete vinto, ce ne andiamo’, tutta la città griderebbe per riaverla". Fu una delle considerazioni che, nell’aprile del 2006, Luigi Berlinguer espresse nell’intervista pubblicata nel volume ’Finestre sul mondo’.

Consigliere comunale e sindaco in Sardegna, consigliere regionale e deputato del Monte dei Paschi, deputato e senatore per quattro legislature, ministro dell’Istruzione per quattro anni, dal 1996 al 2000 con Romano Prodi e Massimo D’Alema presidenti del consiglio, per quattro giorni con Ciampi premier, poi europarlamentare. "Ricordo la telefonata di Ciampi, la scelta di affidarmi il ministero dell’Università e della ricerca era ufficiale. Il giorno dopo convocai il Senato accademico e comunicai la nomina. Preparavo il programma di governo in macchina verso Roma. Arrivò la telefonata della segreteria del partito: dovevo dimettermi, alla Camera c’era appena stato il voto sull’immunità a Craxi".

Sono due frammenti di una vita vissuta ’di bolina’ come nel titolo del docu-video curato dal figlio Aldo. Di bolina vuol dire ’controvento’, andare a zig zag. Luigi Berlinguer ha bordeggiato spesso per andare avanti. Come nella folgorante vignetta di Giannelli che lo disegnò con un piede nella staffa da ministro e con l’altro sulle contestazioni della Pantera studentesca.

Saranno altri e in qualche altrove che parleranno di Luigi Berlinguer ministro e parlamentare, padre della riforma del 3+2 e dirigente nazionale per decenni del Pci-Pds-Ds-Pd. Qui l’elemento che va ricordato è il suo contributo alla crescita dell’Università e all’apertura della città al mondo. Gli anni del rettorato di Berlinguer, con l’appendice della stagione ministeriale, sono stati tre lustri formidabili per Siena. La stagione dei sogni, alla quale seguirono il decennio dell’oro e quello del fango. "Il risultato fu che io riformai l’Università - disse ancora Luigi Berlinguer -. Cambiai il modello dell’ateneo dominato dai baroni, con l’aiuto anche di tanti docenti. Dovevo fare i conti con strutture insufficienti che non reggevano al record di matricole nelle facoltà di Economia e Giurisprudenza".

Meglio sfogliare l’album fotografico di quegli anni per valutare la grande apertura di Siena al mondo e del mondo che è venuto qui. Si parte da ’Il futuro ha un cuore antico’, nella Santissima Annunziata, con Andreotti, De Benedetti, il cardinale Silvestrini, Roberto Vecchioni, Beniamino Placido e Maurizio Bettini sull’importanza della cultura classica. Si passa attraverso le decine di eventi del 750° anno accademico, tra cui la Lectura Dantis di Roberto Benigni, all’aula magna delle Scotte, con laurea honoris causa ma goliardica. "Benigni - raccontò Berlinguer - recitò il V e l’VIII canto dell’Inferno, commosse e fece ridere fino alle lacrime. Fu un giorno memorabile". Tanto che poi diventò lo spettacolo più noto dell’attore premio Oscar.

La chiamata di professori da Nobel, come gli economisti Richard Goodwin e Frank Horace Hahn e lo scrittore Antonio Tabucchi. L’ingresso dell’ateneo di Siena nel gruppo di Coimbra, che portò al via delle borse Erasmus, con 500 studenti che da Siena studiavano negli atenei europei. L’avvio di facoltà e corsi di laurea da Chimica a Ingegneria, passando per Scienze della Comunicazione. "Perché ho voluto festeggiare il 750° anno accademico? Non potevo aspettare l’800°... Inutile negare che la molla fu l’invidia per i 900 anni di Bologna celebrati dal rettore Roversi Monaco con Alexander Dubcek. Il momento più bello fu la parata dei rettori da tutta Europa con toghe e ermellini di ogni colore. Un inno alla libertà delle Università, al loro essere simbolo di democrazia".