Pienza, colpo di scena. Le suore ribelli ’scaricate’ dal cardinale Viganò

Tutti ricordano il caso del braccio di ferro fra le religiose e la diocesi "Le avevamo protette e fatte difendere, bloccando il trasferimento", rivendica.

Pienza, colpo di scena. Le suore ribelli ’scaricate’ dal cardinale Viganò

Pienza, colpo di scena. Le suore ribelli ’scaricate’ dal cardinale Viganò

di Massimo Cherubini

"Dopo averle salvate, protette, aiutate ci hanno discreditato, diffamato". Questo un passaggio dell’intervento di Monsignor Carlo Maria Viganò sulle "ribelli" monache Benedettine che dal settembre 2022 occupano l’ex seminario vescovile di Pienza, oggi monastero Maria Tempio dello Spirito. Il cardinale Viganò le ’scarica’ motivando i perché in un lungo intervento diffuso sui social. Tredici monache, una ’condottiera’: la Madre Superiora, suor Diletta, che ha portato avanti le dure prese di posizione prima nei confronti della Diocesi e della Santa Sede, ora anche contro Viganò. Con il passar del tempo hanno, infatti, accusato anche l’associazione "Exsurge Domine" costituita con il fine di raccogliere fondi e realizzare un monastero in una pregiata area, La Palanzana, di Viterbo. Un milione e mezzo il costo per realizzare l’opera. "I fondi raccolti - dice Viganò - sono stati molti di meno". Ma su quelli donati le monache di Pienza hanno, secondo quanto dice il Monsignore, avanzato dubbi sul loro coretto utilizzo. Una delle molteplici accuse che suor Diletta e le sue monache hanno rivolto all’associazione, senza scopo di lucro, di Viganò. "Le abbiamo protette – è un altro passaggio del cardinale- fatte difendere da uno dei migliori vaticanisti che ha bloccato lo sfratto immediato deciso dalle autorità ecclesiastiche. Compreso - aggiunge - il provvedimento di sostituzione della badessa con l’invio della sostituta che, in quel monastero, non ci ha mai messo piede". A non permetterlo sono state, in prima battuta, le suore che non hanno mai aperto la porta alla designata facendola rientrare a Terni, alla sua sede di provenienza. E monsignor Viganò elenca quelle che, a suo avviso, sono tutte le "malefatte" della badessa. "Da sempre - dice - in quel monastero aveva portato sua madre. Vive ancor oggi con le monache di clausura". In verità che le Benedettine di clausura ne facessero poca lo avevano capito tutti. Per primi i pientini con i quali non c’è mai stato feeling. Prima il problema della vendita dei prodotti del Monastero con l’allestimento di un banchetto posto a ridosso al cancello dell’ex seminario a due passi dalla strada che conduce a Santa Caterina. Ci furono delle rimostranze che indussero il sindaco Manolo Garosi a rappresentare il fatto al cardinale Lojudice che ha dovuto affrontare la difficile vicenda. E ancora: a Pienza si ricordano, con un pizzico di ironia, le suore per le vie del centro storico alla ricerca del pappagallo scappato dal monastero. Numerosi anche i tentativi di bonaria soluzione del problema. Le autorità ecclesiastiche hanno offerto alle monache un comodato d’uso per diversi anni, hanno ripetutamente cercato una soluzione che evitasse lo scontro. Suor Diletta e le sue sorelle hanno sempre rifiutato. Forti del sostegno di Monsignor Viganò che ora le ha "scaricate" in brutto modo dando, di fatto, ragione alle posizioni da sempre assunte dalla Diocesi fino a quelle del Vaticano chiamato a prendere la decisione finale su questa singolare vicenda.