Pianigiani a quota 145. Crescono i dipendenti. Aiuti dopo l’alluvione, il grazie di Campi

L’azienda del settore dei rottami in continua crescita apre nuove sedi e fa i conti con l’energia alle stelle: "Bollette anche da 65mila euro al mese, investimento da un milione di euro per il fotovoltaico" .

Pianigiani a quota 145. Crescono i dipendenti. Aiuti dopo l’alluvione, il grazie di Campi

Pianigiani a quota 145. Crescono i dipendenti. Aiuti dopo l’alluvione, il grazie di Campi

A breve aprirà anche anche la nuova sede di Perugia, segno della crescita costante di un’azienda che ha raggiunto quota 145 dipendenti, con una crescita costante di 6-7 unità all’anno.

"L’80 per cento sono a tempo indeterminato, il resto sono giovani all’inizio della professione che in genere, se validi e interessati, nel giro di un anno sono stabilizzati", spiega Antonello Pianigiani, titolare della Pianigiani rottami, aziende che impegna tutta la famiglia. E che di recente ha ricevuto un pubblico riconoscimento da Andrea Tagliaferri, sindaco di Campi Bisenzio, per l’aiuto prestato dopo l’alluvione di novembre.

Cosa avete fatto a Campi, Pianigiani?

"Dopo l’alluvione erano rimaste tante auto, ormai inutilizzabili, nei garage o lungo le strade. Siamo stati contattati dal Comune e tutta la nostra famiglia ha concordato che saremmo intervenuti gratuitamente, ritirando le auto, cancllandole dal Pubblico registro e avviandole a rottamazione. Un piccolo contributo ma che è stato molto apprezzato dalla comunità perché ha risolto un problema contingente piuttosto complicato. A oggi sono 250-300 le auto rimosse".

Avete una sede in zona?

"Siamo anche a Sesto, oltre che a Siena, Arezzo e Grosseto per le demolizioni auto, mentre a San Gimignano gestiamo i Rae. Di fatto seguiamo tutta la Toscana e l’Umbria. Adesso siamo a 145 dipendenti".

Siete un’azienda energivora, come avete affrontato la crisi dei prezzi?

"Le nostre bollette sono arrivate anche a 65mila euro al mese, adesso anche se si sono ridotte viaggianoo tra 40 e 50mila euro. Anche per questo abbiamo deciso di investire nel fotovoltaico, montandolo su tutti i nostri capannoni. Contiamo così di coprire l’80-85 per cento del nostro fabbisogno. L’investimento è di un milione di euro".

Pensate di ampliare l’attività, oltre a quella tradizionale?

"Stiamo valutando, l’idea è poter gestire anche quella porzione di rifiuti che siamo costretti a portare in discarica. Il futuro passa solo dal loro utilizzo per produrre energia".

Sta pensando alla termovalorizzazione?

"E’ una strada obbligata. Noi recuperiamo una gran parte dei materiali che trattiamo, ma alcuni, come i poliaccoppiati e altri prodotti non riciclabili, vanno necessariamente smaltiti in altro modo".

Come?

"In Italia per lo più in discarica, col risultato di continuare a scavare nelle nostre terre. Altrimenti col risultato paradossale di portarli all’estero, per esempio in Austria, dove li bruciano e producono energia che ci rivendono. Così spendiamo due volte: per smaltire e per acquistare elettricità, una follia".

Dovuta a cosa?

"A un blocco ideologico. Bene differenziare al massimo, ma i rifiuti zero non esistono. Quindi o continuiamo a metterli sotto terra o li trasformiamo in energia. E la logica conduce a quest’ultima soluzione tecnica".