Milani, la passione civile e politica. Un consigliere oltre gli steccati

Una foto una storia L’ingegnere, scomparso a ottobre, si è sempre impegnato nelle istituzioni e nei partiti

Milani, la passione civile e politica. Un consigliere oltre gli steccati

Agostino Milani al suo banco in consiglio comunale nella foto di Augusto Mattioli

Al confronto fra idee, anche molto distanti fra di loro, ha sempre tenuto Agostino Milani, che per anni ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale e che da sempre ha militato nella destra senese, dai giorni del Movimento sociale. Scomparso da poco tempo, ci aveva da sempre abituato ad uno sguardo critico che investiva la vita cittadina, la cultura e soprattutto il suo grande tema, quello dell’urbanistica applicata alla città di Siena sotto molteplici aspetti.

Se il tempo gli avesse concesso altri momenti di vita, con il suo stile da personaggio controcorrente, avrebbe sicuramente voluto rileggere proprio l’assetto urbano della città, cercare soluzioni, nel difficile equilibrio fra mantenimento, tradizioni ed esigenze del futuro prossimo. Gli piaceva guardare avanti, senza barriere ideologiche, confrontarsi, offrire ai giovani una città diversa, senza gli orpelli della retorica che attanaglia tanti settori della nostra vita.

Le sue battaglie politiche sono sempre state nella assoluta coerenza, lontanissimo da ogni retaggio nostalgico, animando con coraggio il circolo culturale Federico II. Si può essere distanti anni luce dalle sue posizioni e comprendere allo stesso tempo che il suo concetto di ’città nuova’ nulla aveva a che vedere con le battaglie muro contro muro, tipiche degli anni settanta, da cui era arrivato indenne.

Eccolo ritratto da Augusto Mattioli proprio in un momento del consiglio comunale: schivo, riservato ma non privo di quell’intelligente ironia che caratterizza le persone che amano le sfumature, non le prese di posizioni irrinunciabili. Un uomo moderno, un ingegnere moderno. E chissà se un giorno sarà organizzato, anche in suo onore, un convegno di urbanistica che finalmente guardi alla città in un modo nuovo, rispettoso del passato ma che faccia tesoro di quello che lui chiamava ’il nuovo Rinascimento’. Se ne è andato in silenzio nell’ottobre del 2023, portandosi dietro le due grandi passioni che l’avevano sempre accompagnato: la politica e l’ingegneria.

Due modi di interpretare proprio quella promozione umana che l’aveva insegnato che il dialogo con tutti è l’arma migliore per portare avanti le proprie idee. Un convegno, una tavola di lavoro, sull’assetto urbano cittadino, sulla riconquista di certi spazi che potrebbero essere la naturale risorsa del domani. A questo teneva molto e in questo la città ha un debito verso Milani, che trasversalmente muoverebbe idee e progetti, proprio nel suo convinto stile che abbiamo conosciuto.