REDAZIONE SIENA

Sei mesi d’inferno. Maltrattata, picchiata e costretta a fare sesso anche con sconosciuti

L’imputato è un 44enne della provincia di Siena per cui il giudice ha disposto il divieto di avvicinamento: il 5 giugno udienza preliminare

Tribunale (immagine di repertorio)

Siena, 1 giugno 2024 – Maltrattamenti. Lesioni. Violenze, anche psicologiche, di ogni genere. Un caso a tinte forti, particolarmente delicato, quello di cui dovrà occuparsi il gup Chiara Minerva il 5 giugno dopo l’inchiesta coordinata dal pm Silvia Benetti. Da un lato un uomo che viene descritto come violento e geloso in maniera ossessiva, dall’altro una donna (poi divenuta sua moglie) che subisce un trattamento allucinante. Viene abbandonata in una strada isolata, semi vestita. E quando risulta chiaro all’uomo che si è stancata delle sue angherie, arriva al punto di picchiarla mettendosi poi al volante senza curarsi del fatto che la moglie cercava di salire, trascinandola per diversi metri.

Scene da film dell’orrore, quelle che vengono contestate al 44enne che vive nella provincia di Siena. Non si sarebbe neppure curato di tutelare i figli, davanti ai quali ha più volte maltrattato la loro madre. Un quadro accusatorio che è stato ricostruito dai carabinieri, adesso al vaglio del gup Minerva. A difendere l’imputato un avvocato romano, Serena Gasperini, che si è occupata di casi scottanti in tutta Italia. E tra l’altro legale del carabiniere che ha contribuito all’emersione della verità sul caso Cucchi. Un pezzo da novanta del foro italiano, affiancata come consulente dalla criminologa Roberta Bruzzone.

Sei mesi d’inferno, quelli ricostruiti dal pm Silvia Benetti. Che lasciano il segno sulla pelle (e nel cuore). Un’odissea a causa di quell’uomo troppo violento, che oltretutto la costringeva a rapporti sessuali con altre persone mentre lui faceva semplicemente da spettatore. Sarebbero stati coinvolti persino trans e lucciole in questa pratica, approfittando dell’effetto delle droghe sulla moglie. Sarebbe stato lui, sostiene la procura, a costringerla a a sniffare per poi fare sesso con soggetti agganciati sui social e sul web. Eppure era gelosissimo di lei tanto che anche in pubblico l’aveva colpita oppure le aveva strappato i capelli. E anche sul posto di lavoro erano state botte, quella volta intervennero i carabinieri grazie all’intervento dei colleghi. La considerava come una sorta di ’bambola’ a sua disposizione, da picchiare ed utilizzare per il sesso. Incolpandola poi di essere una poco di buono, usando nei suoi confronti aggettivi pesanti. E poi le umiliazioni. Fino a lasciarla, dopo una discussione, senza neppure le scarpe, in una zona isolata a qualche chilometro dall’abitato. C’era stata una volta che l’aveva afferrata per il collo, un’altra era comparso un occhio tumefatto.

Alla fine era scattato il divieto di avvicinamento alla moglie con tanto di braccialetto elettronico. Come se nulla fosse accaduto, si era scagliato contro di lei lo stesso. Nell’unico modo possibile, inviandole dei messaggi. In piena estate, lo scorso anno, si era svolto l’incidente probatorio nel corso del quale era stata sentita la donna. Adesso l’udienza preliminare dove, stando al calibro dei professionisti che l’imputato schiera, sarà un bel braccio di ferro.