"Il Policlinico è sotto stress già da un anno Fidiamoci dei vaccini senza fare classifiche"

Roberto Gusinu, direttore sanitario delle Scotte: "I ricoverati non sono più gravi oggi rispetto a ieri. L’aumento delle morti colpa di altre patologie"

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Sette ingressi e ancora tre decessi, ieri, al policlinico Le Scotte e un terzo dei ricoverati in Area Covid sono fra terapia intensiva e assistenza respiratoria. Un bollettino che si ripete da un po’ di tempo. E non si può tirare in ballo le varianti, visto che il fenomeno è recente, mentre i danni del Covid sono remoti. "L’incremento dei ricoveri c’è, non solo da noi ma su tutto il territorio, in Toscana come nel Paese" conferma il direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera universitaria Roberto Gusinu.

Direttore, cosa sta succedendo? L’aumento dei casi era atteso?

"E’ frutto della maggiore circolazione del virus. E può andare anche peggio. Nell’agosto scorso abbiamo pressoché azzerato i ricoveri, da settembre sono ripartiti e il trend non si è più interrotto. Noi non siamo più scesi sotto i 50 ricoveri, oggi siamo a 66. Entriamo ora nella fase più difficile: è il periodo delle sindromi influenzali, i virus hanno il picco della circolazione e ci si ammala più facilmente. Per questo ora serve rispettare le misure di prevenzione: distanziamento, mascherina e igiene. Da marzo scorso non è cambiato nulla, in termini di Covid. Il virus c’è e dobbiamo continuare a rispettare le regole, per limitare la diffusione del contagio e non arrivare di nuovo al lockdown".

L’impatto delle varianti?

"Sappiamo ormai che circolano sul territorio e in ospedale abbiamo pazienti con varianti. Sono molto trasmissibili e ci sono varianti destinate a prevalere sul virus circolato fino ad oggi. Dunque, ancora una volta dico che è più facile oggi infettarsi".

Possono servire zone rosse, anche locali?

"Tutto ciò che limita la circolazione del virus è efficace. Premesso che nessuno vuole tornare al lockdown, bisogna fermare i contagi e ben venga qualsiasi misura che possa limitare la diffusione del Sars Cov-2".

Avete oltre 60 ricoverati Covid, ce ne sono stati oltre 100: l’ospedale è sotto stress?

"Lo siamo dal marzo scorso, così come è sotto stress qualsiasi ospedale abbia dedicato tanti posti a pazienti Covid; che poi nel nostro caso sono occupati da pazienti gravi, con patologie importanti. Siamo a 66, un numero che inizia a essere a livello di guardia. E che richiede attenzione, dentro e fuori dall’ospedale".

I ricoveri sono più gravi oggi?

"I clinici riferiscono che la tipologia di patologie di chi arriva in ospedale è sempre la stessa: ci sono pazienti intubati che hanno la variante ma anche pazienti senza variante. La gravità del caso dipende sempre dal soggetto che viene infettato e dalla precocità della diagnosi".

Come si spiegano i decessi quotidiani?

"A morire sono sempre persone con età avanzata, con pluripatologie e non muoiono esclusivamente per Covid. C’è una diminuzione anagrafica invece di chi si infetta; mentre per le forme più gravi il trend e il target è invariato".

Veniamo ai vaccini: cosa sappiamo in termini di efficacia?

"Il grande successo della scienza è averci dato vaccini dopo solo 10 mesi. Quando ci siamo imbattuti nel virus, un anno fa, i pronostici parlavano di 2-3 anni per arrivare al vaccino. Invece ci sono stati sforzi imponenti, privati e pubblici, oggi abbiamo più vaccini e altri ne arriveranno. E non vorrei leggere di distinzioni fra l’uno e l’altro: ci sono istituzioni preposte a valutarli, di cui dobbiamo fidarci. Non ci sono vaccini di serie A e di serie B: quando saremo chiamati per essere vaccinati dobbiamo farlo con entusiasmo e con la consapevolezza di essere fortunati, rispetto ad altri Paesi che non avranno questa occasione. Siamo chiamati a dare ognuno il proprio contributo alla limitazione del virus: ci vacciniamo per salvaguardare gli altri".

Quando finirà?

"L’obiettivo è vaccinare tutta la popolazione, per arrivare alla protezione di gregge: l’uscita dal tunnel non è pronosticabile e non si può andare di fretta. Certo ognuno può aiutare, credendo nei vaccini e rispondendo prontamente alla chiamata". Paola Tomassoni