Il pasticcio della mensa. Via Bandini resta chiusa. Vertici Dsu dal sindaco in cerca di soluzioni

Sopralluogo del presidente Del Medico e del direttore Carpitelli. L’incontro in Comune certifica lo stallo che dura da troppi anni. Quattro milioni di euro stanziati per la ristrutturazione sono a rischio .

Si prova quasi compassione per gli sforzi inutili e per gli annunci pronunciati con convinzione, dal presidente dell’azienda Dsu Marco Del Medico e dal direttore Enrico Carpitelli. Che avrebbero rassicurato il sindaco Nicoletta Fabio e l’assessore all’urbanistica Michele Capitani sui milioni da investire per una mensa universitaria a Siena. La loro missione in città, ieri pomeriggio, è iniziata con un sopralluogo in via Bandini, la sede della mensa per studenti universitari chiusa da anni. Il portone chiuso, con tanto di cartello, è il simbolo di progetti di ristrutturazione congelati, di resistenze incrollabili da parte dei residenti negli appartamenti del palazzo, di quattro milioni di euro stanziati per i lavori sull’antisismica e per l’ampliamento di una mensa da 2mila pasti al giorno, che rischiano di essere dirottati per qualche altra opera. Nonostante le rassicurazioni dei vertici Dsu.

E’ l’ultima puntata di un pasticciaccio brutto che ha tanti colpevoli, dalla Regione al Dsu, passando per il Comune; che nel 2013 ha venduto un palazzo da riparare per 3 milioni e 400 mila euro all’azienda regionale, e ora non vuole, né può, firmare un’ordinanza di sgombero per i residenti, pagando loro anni di vitto e alloggio in alberghi semilussuosi. Le colpe sono anche in Regione, perché sul Diritto allo studio prevale spesso la logica che ’tanto gli studenti universitari che vanno a mensa e hanno il posto letto nelle residenze, non votano in Toscana; quindi perché spendere soldi per loro?’.

Una logica autolesionista. Per Siena, per le due università e per gli studenti. Per questo i due rettori Roberto Di Pietra e Tomaso Montanari, sono pronti a spedire una lettera infuocata alla Regione chiedendo che "a Siena ci sia una seconda mensa universitaria". Il rettore Di Pietra lo ha ribadito anche ieri sera. "Se non possono riaprire via Bandini, trovino un altro spazio in centro a Siena. Due università con circa 15mila iscritti fuorisede, che contribuiscono non poco a far crescere il Pil della città e dell’hinterland, non possono restare anni senza servizi essenziali".

Come è andato l’incontro di ieri in Comune tra sindaco e Dsu? Nessun commento da parte dei partecipanti. Sindaco e vicesindaco si tengono le carte coperte per rispondere all’interrogazione del gruppo Pd nel consiglio comunale di dopodomani. Ma sarà un’arrampicata sugli specchi. Perché la realtà è brutale nella sua essenza: senza ordinanza i lavori per riaprire la mensa Bandini non possono partire. Senza il cantiere i 4 milioni di euro non possono essere spesi. Senza la seconda mensa, i 15mila studenti dovranno trovare soluzioni alternative. Non sono certo messaggi per attirare nuove matricole a Siena. Presidente e direttore Dsu punteranno l’indice contro il Comune. Ma non sono sicuri nemmeno loro della bontà del progetto di ristrutturazione. Un cantiere così complicato in una via strettissima comporta sempre problemi. Tutti parleranno di sedi alternative, ma aldilà di un ampliamento della mensa Sant’Agata, non c’è traccia di un altro palazzo che possa ospitare la seconda mensa. Il Dsu è convinto che quei 4 milioni saranno usati per Siena. Ma tutte le certezze sventolate finora in questo pasticciaccio della mensa sono finite in un pantano di ritardi.