Henry Kissinger al Monte. Conferenza con Agnelli e timori per un terremoto

Il 18 novembre 1988 l’ex segretario di Stato Usa alla Conferenza sulla Rocca. I ricordi di Giannelli: "Ci fu una scossa, il panico passò. La gaffe di Ampugnano".

Henry Kissinger al Monte. Conferenza con Agnelli e timori per un terremoto
Henry Kissinger al Monte. Conferenza con Agnelli e timori per un terremoto

"Quest’uomo troppo famoso, troppo importante, troppo fortunato, che chiamano Superman, Superstar, Superkraut, e imbastisce alleanze paradossali, raggiunge accordi impossibili, tiene il mondo col fiato sospeso... Questo personaggio incredibile, inspiegabile, in fondo assurdo, che s’incontra con Mao Tse-tung quando vuole, entra nel Cremlino quando ne ha voglia, sveglia il presidente degli Stati Uniti e gli entra in camera quando lo ritiene opportuno. Questo quarantottenne con gli occhiali a stanghetta, dinanzi al quale James Bond diventa un’invenzione priva di pepe. Lui non spara, non fa a pugni, non salta da automobili in corsa come James Bond, però consiglia le guerre, finisce le guerre, decide del nostro destino e lo cambia". Sono frasi della celebre intervista di Oriana Fallaci a Henry Kissinger, che ogni giornalista con qualche decennio di carriera ha studiato come un testo sacro.

La rilessi anch’io, quando da giovane cronista locale fui invitato il 18 novembre 1988 a una ’Conferenza a Rocca Salimbeni’, organizzata dall’allora presidente del Monte dei Paschi, Piero Barucci. I relatori erano Herny Kissinger e Gianni Agnelli, l’ex Segretario di Stato più famoso della storia e il presidente della Fiat, ’unico re’ d’Italia. Erano amici di lunga data, membri della Trilateral Commission e di altri club di potenti. Accettarono l’invito di Barucci perché il Monte era entrato in società nel settore del risparmio gestito con il gruppo Fiat. Insieme crearono la joint venture ’Prime gestioni’, che non ebbe molta fortuna. Ma era l’inizio, Agnelli e Kissinger vennero a Siena in una piovosa serata di novembre nel 1988.

Ma è meglio lasciare spazio ai ricordi di chi visse quella giornata. Emilio Giannelli era capo dell’ufficio legale del Monte e vignettista da prima pagina, quell’anno su La Repubblica.

"A Rocca Salimbeni si respirava l’aria delle grandi occasioni. Il presidente Barucci aveva lanciato le Conferenze e anche il premio giornalistico che veniva conferito il giorno dopo le Considerazioni del governatore della Banca d’Italia il 1° giugno. La prima edizione fu vinta da Eugenio Scalfari, che con i 10 milioni di lire ci andò a comprare un biliardo Mari, in viale Mazzini. Tornando a quella sera di novembre, ricordo che era molto piovosa. Agnelli e Kissinger arrivarono a Rocca Salimbeni, visitarono una mostra d’arte, poi dettero vita alla Conferenza sul risparmio. Non ricordo gli interventi, mi viene in mente che c’era Furio Colombo come giornalista, che all’epoca era l’ambasciatore della Fiat negli Stati Uniti. Durante la serata si registrò una scossa di terremoto; dalla questura arrivarono messaggi allarmati, ci furono attimi di panico. Poi tutto si calmò. L’avvocato Agnelli regalò battute a tutti, me compreso. E dopo la cena a Rocca Salimbeni, andò a dormire con Kissinger al Jolly Hotel. Il giorno dopo Agnelli voleva ripartire con l’elicottero da Ampugnano: convinto che fosse un aeroporto normale, chiese a fabrizio Rossi di informarsi presso la torre di controllo sulle condizioni meteo. Rossi andò nella cabina telefonica del Jolly, chiamò Ampugnano e ricevette una risposta che l’avvocato origliò: "Mi chiede se si può volare? Che ne so, dipende dal pilota".