Polizia penitenziaria in carcere (foto di repertorio Ansa)
Polizia penitenziaria in carcere (foto di repertorio Ansa)

San Gimignano  (Siena), 24 settembre 2019 -  Dopo la bufera  dell’inchiesta per il reato di tortura, i 15 agenti della polizia penitenziaria indagati per il presunto pestaggio ai danni di un detenuto tunisino, i quattro agenti sospesi (due sono ispettori capo) per quattro mesi, per il carcere di San Gimignano suona l’ora degli arrivi. Il più eclatante sarà quello di giovedì, con l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini che sarà a San Gimignano «per portare la solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della Polizia Penitenziaria e rendersi conto delle loro condizioni lavorative».

I più operativi sono quelli del comandante della polizia penitenziaria, che sarebbe arrivato ieri, presumibilmente da Volterra, e del nuovo direttore del carcere. E’ Giuseppe Renna, direttore anche della casa di reclusione di Arezzo, nominato già a luglio, che dovrebbe entrare nel penitenziario di Ranza a inizio ottobre. Più che una conseguenza dell’inchiesta, nel senso di un’accelerazione degli arrivi, sembra un cambio della guardia dopo che la tempesta è scoppiata. Nel senso che il comandante della polizia penitenziaria e il neo direttore avrebbero preferito aspettare che l’inchiesta fosse venuta alla luce prima di entrare nei loro uffici a Ranza.

Lo stesso garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, ha denunciato la «situazione difficile del penitenziario di San Gimignano, dove attualmente ci sono 358 detenuti su 235 posti disponibili con un sovraffollamento del 134%. Disponibili 150 posti di ‘alta sicurezza’ contro gli attuali 250 detenuti con un sovraffollamento che in questo caso raggiunge il 167%». Sul fronte dell’inchiesta ieri è stato il giorno di un altro interrogatorio di un agente, coinvolto però solo marginalmente nel presunto pestaggio.

A «La Nazione» ha parlato l’avvocato di uno dei protagonisti delle indagini, passato alle cronache con il nomignolo ‘Lo sfregiato’, uno degli ispettori capo indagati per il reato di tortura e per lesioni. «Chissà perché lo chiamano così - rivela il suo difensore, l’avvocato Sergio Delli - visto che non ha nessun segno nel viso. Quando ho letto le oltre 500 pagine di motivazioni per la misura cautelare decisa nei confronti del mio assistito (la sospensione per quattro mesi dal servizio n.d.r.), è come se vivessi un brutto sogno. Per fortuna il carcere di Ranza è completamente monitorato da telecamere e ci sono i video anche sul presunto pestaggio. Lo abbiamo visto, non c’è nulla di quelle scene descritte nell’ordinanza». L’avvocato Delli dà la sua verità su quel trasferimento del detenuto tunisino nell’ottobre dell’anno scorso.

«E’ stato un trasferimento normale, secondo le modalità nei confronti di detenuti pericolosi e in isolamento. Il tunisino urlava in continuazione, ingiuriava le religioni, scatenando le ire degli altri detenuti. Lungo quel corridoio c’era un’agitazione estrema, nel video si vede che i due agenti cadono assieme al detenuto, seminudo perché stava andando a fare la doccia, e un agente dietro gli mette le ginocchia sulle costole». Una ricostruzione che il legale supporta con quel video che diventerà pubblico a breve. «Nei prossimi giorni chiederemo la revoca della sospensione, sarà il gip a decidere. Ma siamo tranquilli - conclude l’avvocato Delli - il processo si farà. E non chiederemo nessun patteggiamento».