
Mps protagonista in Borsa
Piazza Affari premia l’aumento di quote azionarie di Francesco Gaetano Caltagirone nel Monte dei Paschi. Ieri il titolo è stato tra i migliori in Borsa e ha chiuso con un rialzo del 2,58%.
Caltagirone lo scorso 13 novembre aveva acquistato il 3,5% di Mps nell’ambito del collocamento da parte del Tesoro riguardante il 15% del Monte, poi ha continuato a comprare azioni, salendo al 5,03% della banca di cui è ora secondo azionista alle spalle del ministero. Il ritorno a Siena di Caltagirone, dopo l’addio seguito all’acquisizione di Antonveneta, era avvenuto nell’ambito della costituzione, da parte del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, di un nocciolo duro di azionisti, che nelle intenzioni del governo e nella lettura del mercato avrebbero dovuto rappresentare il motore di un terzo polo bancario con Siena, Banco Bpm e Anima. Il progetto è stato messo in discussione lo scorso 25 novembre dall’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit su Banco Bpm. Una mossa che ha creato tensioni nella maggioranza di governo - con la Lega e Forza Italia ai ferri corti - e che è stata accolta con grande irritazione dal Mef che, visto vanificato il suo lavoro su Siena, ha rammentato il dovere di valutare la mossa di Unicredit con lo strumento del Golden power. Dal gruppo Caltagirone, presente anche nell’azionariato del Banco e di Anima, non filtrano commenti sulle motivazioni degli acquisti, che potrebbero essere coerenti con quelli che hanno spinto l’imprenditore romano a rilevare le azioni dal Mef ma che potrebbero anche avere senso, in relazione a uno scenario fluido in un mercato che continua a scommettere sul risiko bancario. D’altra parte l’arrotondamento non è l’unico segnalato dalla Consob. Grandi banche estere continuano a muovere derivati sugli istituti italiani: Barclays è rientrata in Mps con una partecipazione aggregata del 5,4%, per il 4,3% rappresentata da posizioni lunghe con regolamento in azioni, Jp Morgan ha limato dal 6,1 al 5,7% quella in Bper, Goldman Sachs dal 6,5% all’1,3% quella in Intesa mentre Davide Leone & Partners è sceso appena sotto il 5% di Banco Bpm. I posizionamenti, come detto, si inseriscono nella battaglia sul futuro assetto del sistema bancario italiano scatenata da Unicredit, che ha minato la nascita del terzo polo a favore di un duopolio con Intesa.
Per ora il mercato sta premiando la scelta di Caltagirone, anche se il risiko dela finanza non si ferma qui.