Sono araldiche lontane dalla tradizione. Antiche e moderne. Studiate. Riccardo Manganelli, "per immergersi completamente nella Contrada da dipingere", si è anche ritrovato a passeggiare per le vie del rione. E il risultato di tanta fatica, "ma anche di divertimento" è sotto gli occhi di tutti. Nelle pagine di FiguriAmoci il Palio, ma anche nella collezione speciale delle ‘Araldiche di Siena’ da ieri nei locali della galleria Lombardi...

Sono araldiche lontane dalla tradizione. Antiche e moderne. Studiate. Riccardo Manganelli, "per immergersi completamente nella Contrada da dipingere", si è anche ritrovato a passeggiare per le vie del rione. E il risultato di tanta fatica, "ma anche di divertimento" è sotto gli occhi di tutti. Nelle pagine di FiguriAmoci il Palio, ma anche nella collezione speciale delle ‘Araldiche di Siena’ da ieri nei locali della galleria Lombardi Arte, in via di Beccheria. Stampe dipinte con la mano, ma realizzate con il cuore. E i senesi hanno colto tanto amore: nella prima giornata sono state vendute tre serie (a disposizione 10 copie per ogni Contrada) e il Bruco è già sold out. Ben 51, in totale, quelle vendute o prenotate. "Sono orgoglioso ed entusiasta - afferma Riccardo Cerpi de Il Leccio -. Questo è il fruttodi un percorso progettuale che non nasce a caso. La sinergia con il Comitato Amici del Palio, con le new entry Stefano Gentilini e Riccardo Manganelli e con Nanni Mazzini, ha portato a risultati eccezionali. Certi traguardi sono un’evoluzione di idee. Le opere di Riccardo sono oggetti limitatissimi, ma l’arte è così, non si può massificare. Grazie anche alla professionalità di Stefano Fantini e ai suoi consigli. Le araldiche esposte, finita la mostra, le doneremo agli archivi dello Contrade, sempre disponibili nei nostri confronti. Dal 28 giugno al 3 luglio, inoltre, si terrà una personale di Manganelli, nella sala della Suvera, all’Accademia dei Rozzi. Se la merita".

Emozionato l’autore. "Ho cercato di rappresentare il bestiario in una posizione aggressiva - spiega -, protettiva nei confronti del suo popolo. Mi sono rifatto alle compagnie militari del ’400 e del ’500 dove lo stemma e il motto erano importanti. I caratteri richiamano lo stile anni ‘20 che arriva in maniera diretta. Un’araldica a cui sono più ‘legato’? Tutte, perché ognuna ha una sua particolarità". "Riccardo è riuscito a rappresentare gli stemmi in chiave moderna e retrò - chiude Giovanni Mazzini -, opere che derivano dalla pittura ma si rifanno anche al fumetto. Ha reinterpretato anche le parti cromatiche, mantenendole nei giusti rapporti. Sono contento di averlo segnalato all’editore".

Angela Gorellini