Uno dei drammatici incidenti avvenuti a Ressora di Arcola

Ressora (Spezia), 21 ottobre 2018 -   «Rassegnati». Questa è la parola che potrebbe riassumere l’umore degli abitanti di Ressora di Arcola. In particolare coloro che vivono in quella tratta dell’Aurelia conosciuta per essersi già portata via alcuni pedoni. Diverse persone, negli anni, sono state investite lungo quella strada quasi completamente dritta, larga, che invita molti automobilisti a non rispettare i limiti e il codice della strada. Nel 2016 in pochi mesi ci furono quattro morti.

Ma non passano solo macchine: transitano molti camion, moto e mezzi di ogni tipo, in gran quantità. Una via sicuramente molto trafficata, ma i problemi sarebbero limitati se tutti si impegnassero a rispettare le regole della strada. Invece, proprio giovedì mattina, verso le sette e venti, un uomo alla guida – come lui stesso ha poi dichiarato – non ha visto una studentessa di 14 anni che stava attraversando sulle strisce pedonali. La ragazza è stata travolta, ha fatto un volo di diversi metri ed è ricoverata a Genova in gravi condizioni: non è in pericolo di vità, ma ha fratture serie e ancora non muove le gambe né un braccio.

Questo ennesimo drammatico incidente ha riacceso la polemica, ma che è sfociata prima nella rabbia, poi sprofondata nella rassegnazione. La fiducia nell’amministrazione si sta allontanando dagli arcolani a una velocità parecchi chilometri sopra il limite, lasciando spazio allo sconforto e all’arrendevolezza. Secondo i cittadini gli episodi già successinegli anni scorsi non sembrano aver mosso le acque: questi in quella strada lamentano mancanza di illuminazione, strada dissestata in alcuni punti, assenza di marciapiede, ma soprattutto, chiedono e hanno chiesto degli interventi per fare in modo che gli automobilisti siano obbligati ad andare più piano e i mezzi pesanti passino da un’altra parte. Ma gli abitanti di Ressora vedono un amministrazione troppo ferma.

Tuttavia qualcuno continua a segnalare i problemi della via, come Claudio Cedri, barista del Marcobello, situato a una cinquantina di metri dalla fermata dell’autobus che la quattordicenne stava raggiungendo prima di essere investita. Secondo lui questa «è una zona molto pericolosa: in strada la gente va troppo veloce e di sera non si vede niente». E prosegue, riferendosi al’incidente: «È già successa una situazione del genere. Ci vuole un po’ più di sicurezza, magari qualche posto di blocco in più, che spinga la gente a rallentare e un po’ di illuminazione che permetta di vedere qualcosa ai pedoni che vogliono attraversare dopo le ore del tramonto». Katia Magnani abita a pochi metri dal punto dell’incidente e ricorda che «l’anno scorso era stata fatta anche una raccolta firme per questa strada, ma, quanto pare, non è successo niente». Ancora: «Questa strada sembra un autodromo, le macchine corrono troppo e c’è poca illuminazione». Insomma il buio e il traffico spaventano molto i cittadini, che vorrebbero un intervento dall’amministrazione.

 

Bacino rotto e non muove le gambe.  La tragedia della ragazza investita

Un po' di sangue nei polmoni, l’osso laterale del bacino fratturato e ora non muove né le gambe né un braccio. Sono queste le condizioni della quattordicenne che, mentre era intenta ad attraversare la strada sopra alle strisce pedonali per raggiungere la fermata dell’autobus, è stata investita in località Ressora, ad Arcola. La studentessa si era allontanata da casa di qualche decina di metri per prendere, come ogni mattina, il mezzo di trasporto per raggiungere la scuola a Sarzana. A ostacolare l’arrivo a destinazione, il violento impatto con la Citroën condotta da un 71enne sarzanese. Il suo, però, non è un caso isolato. Quella strada è “famosa” per i numerosi incidenti che ha collezionato: sono molte le persone investite in quel tratto dell’Aurelia e, nel 2016, ci furono in pochi mesi ben quattro morti.

Ora l’incubo si ripete. Lo scorso giovedì mattina, infatti, un settantunenne alla guida ha messo in pericolo una ragazzina che ora non sa ancora se potrà tornare a camminare. Una tragedia per lei e per i suoi genitori che, mentre si verificava il sinistro, erano diretti al lavoro. Ad avvertili è stato il fratello della ragazzina subito dopo l’incidente. «Dovrà stare due mesi a letto, senza potersi alzare» dichiara il padre della ragazza. Poi, prosegue: «Ha il bacino fratturato e anche la parte bassa della schiena, non muove le gambe. Ha fatto un volo di diciotto metri e mezzo: li ho misurati io stesso subito dopo l’incidente – spiega –. Ci vuole tempo per capire se riuscirà a rimettersi del tutto». Infine, il momento dello sfogo: «Sono stufo di vivere in questa zona – conclude il genitore –: è troppo pericoloso, le macchine sfrecciano. Non si può stare mai tranquilli».