Santa Stefano (Sarzana), 27 agosto 2018 - L’assistenza ad un fratello cieco è anche assecondare i suoi propositi di acquisto per i regali di Natale. Parrebbe ovvio ma invece una spezzina ha dovuto subire un lungo percorso giudiziario per contrastare il licenziamento disposto dall’azienda che le contestava di aver fruito, il 24 dicembre del 2015, di un distacco dal lavoro previsto dalla legge 104, per l’assistenza ai disabili, perché, invece di stare a casa col fratello non vedente, si era recata in un grande magazzino a fare acquisti. Era stato un investigatore privato, arruolato per pedinarla dall’azienda - la Supermercati Sibilla di Santo Stefano Magra - a pizzicarla, nel pomeriggio di quel giorno, nel luogo estraneo all’assistenza e, ancor prima, nella mattinata, a non vederla all’uscita del luogo di lavoro del fratello per prelevarlo. In relazione alle due contestate inadempienze venne licenziata in tronco e dovette far ricorso al giudice del lavoro per far valere le sue ragioni: da una parte non si era presentata all’appuntamento col fratello per riaccompagnarlo casa dopo l’uscita dal lavoro perché lui, due ore prima di timbrare il cartellino, le aveva detto che si sarebbe organizzato in proprio, dall’altra si era recata in un grande magazzino per acquistare il regalo di Natale che il fratello intendeva fare alla madre e per il quale le aveva chiesto l’assist.

In primo grado il ricorso venne accolto. In sede di opposizione, l’azienda ebbe certificata la legittimità della sua azione con riferimento alla mancata disponibilità della dipendente a far fronte all’impegno lavorativo là dove nella giornata del 24 dicembre, quando aveva saputo che il fratello si sarebbe organizzato da solo per fare ritorno a casa, avrebbe dovuto recarsi comunque sul luogo di lavoro.

Nei giorni scorsi la Corte d’appello, dopo l’ennesimo giro di boa giudiziario, le ha dato ragione a tutto campo, accogliendo l’istanza degli avvocati difensori Alberto e Isabella Benifei.

SECONDO i legali la fruibilità del permesso di distacco dal lavoro per l’assistenza ad una persona disabile (tre giorni previsti al mese) non può essere calcolata ad ore ma a giornate e, al di là del mancato assist diurno, era poi successo che comunque la donna si era recata in casa del fratello non vedente per poi uscire a fare gli acquisti di Natale da lui comandati. Risultato: dichiarazione di illegittimità del licenziamento, ordine di reintegrazione sul luogo di luogo di lavoro (da parte della società nel frattempo subentrata nella conduzione del supermercato), condanna dall’azienda al pagamento delle mensilità di stipendio non percepite dalla ritrovata dipendente.

Corrado Ricci