I civili diventati combattenti. Coraggio, paura e scoramento. I sentimenti della Resistenza

Chiara Colombini è autrice per Laterza di una originale ’Storia passionale della guerra partigiana’. Da lei un monito: non sempre gli studenti di oggi hanno le basi per capire quel periodo storico. .

I civili diventati combattenti. Coraggio, paura e scoramento. I sentimenti della Resistenza
I civili diventati combattenti. Coraggio, paura e scoramento. I sentimenti della Resistenza

Ci sono le emozioni e gli stati d’animo contrastanti dei protagonisti della lotta di Liberazione al centro del libro di Chiara Colombini – storica e ricercatrice all’Istituto piemontese della Resistenza e della ’Giorgio Agosti’ – che ha fatto tappa a Sarzana. Nata ad Alba nel 1973 si è presto innamorata dei testi di Beppe Fenoglio: questo l’ha spinta ad appassionarsi a quel periodo storico, maturando la volontà di provare a leggerlo senza romanzarlo. L’abbiamo incontrata ieri al Quarto Piano, il locale confiscato alla criminalità organizzata di via Landinelli, oggi sede di Libera che ospita anche l’Anpi. Si chiama ’Storia passionale della guerra partigiana’ il volume edito da Laterza che partendo dallo studio di documenti ricostruisce il periodo tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, quando migliaia di giovani e meno giovani abbandonarono la loro vita abituale, presero le armi e si gettarono in un’avventura che stravolse la loro esistenza.

Nel suo lavoro le emozioni dei singoli si mescolano a stati d’animo che hanno mosso un’azione collettiva. C’è un sentimento predominante?

"Se da un lato si coglie perfettamente la voglia di fare, di emozionarsi e la determinazione che ha spinto tutte quelle persone a imbracciare delle armi per uno scopo più grande di loro, dall’altro traspaiono anche lo scoraggiamento e il senso di frustrazione per non riuscire a raggiungere il risultato sperato. Il coraggio che aveva spinto non dei soldati, ma dei civili, a combattere per un futuro migliore, è stato spesso inevitabilmente pervaso dalla paura e dalla sensazione di inadeguatezza. Il non sentirsi all’altezza del compito che loro stessi avevano assunto, la paura di morire, di essere catturati e di poter tradire".

In quel periodo drammatico rimaneva spazio per l’amore?

"Certo. Seppur in tempi terrificanti quei ragazzi continuavano a vivere come i ragazzi di qualsiasi altra epoca: si innamoravano e si lasciavano. I sentimenti sono gli stessi di oggi, a essere eccezionali erano i tempi e quindi la scala dei valori era diversa. Gli affetti venivano messi da parte per qualcosa di più grande".

Incontrerà i ragazzi del Parentucelli-Arzelà. Tra i giovani c’è la consapevolezza di cosa è stata la Resistenza?

"Mi è capitato di incontrare ragazzi e accorgermi, dai loro occhi vitrei, che parlare dando per scontato che ci fossero basi per comprendere quello che stavo dicendo era inutile. Dipende dalle classi, e anche dall’istituto. In un liceo è più facile, chiara dimostrazione che le differenze sociali esistono".

Elena Sacchelli