Emergenza Covid 19 nello Spezzino
Emergenza Covid 19 nello Spezzino

Sarzana, 25 settembre 2020 - L’incubo Covid è durato quasi 4 mesi per Piera Donnini, 62 anni, dipendente dell’Ipercoop di Sarzana che abita nella piana Vezzano. Alla fine ne è uscita ma in ospedale ha visto morire la suocera che era stata ricoverata alla Spezia come lei mentre il marito, anche lui colpito da Covid e anche lui ora guarito, era ricoverato a Sarzana. La sua testimonianza è drammatica, un monito a chi continua irresponsabilmente a sottovalutare il problema. "Avevo dolori talmente forti – racconta la Donnini – che mi sono rivolta al Signore: falli cessare altrimenti prendimi, l’ho supplicato".
 

Come si è accorta di aver contratto il Covid?
"Erano i primi di marzo, stavamo molto attenti. Poi mio marito ha accusato febbre alta: quando l’hanno portato in ospedale l’aveva a 39,9. Ho avuto anch’io qualche linea di febbre, per sette giorni senza alcun disturbo. Poi l’abbassamento di voce e una forte tosse, faticavo perfino a parlare. E sono iniziati quei dolori terribili soprattutto alle gambe: per alzarmi mi attaccavo alla spalliera del letto. Sono rimasta a casa, curata dal mio medico che contattavo telefonicamente; mia figlia mi portava i cibi cotto: li appoggiava su un tavolo esterno".
 

Oltre ai dolori, psicologicamente cosa le pesava di più?
"La solitudine, il fatto che nessuno potesse avvicinarsi. Ma anche la grande paura di non riuscire a comporre il numero di telefono per mettermi in contatto col medico nel caso mi fossi accorta di perdere i sensi. Sono stati momenti davvero terribili. I medici mi misuravano il livello di respirazione col saturimetro. Poi mio genero ha girato tutte le farmacie per trovarne uno affinché potessi fare l’esame da sola. Ne ha trovato uno a Massa".
 

C’erano segni di miglioramento?
"Pochi, andavo avanti con la tachipirina da mille, prima ogni 6 ore, poi ogni quattro, la situazione peggiorava. Dopo una quindicina di giorni mi hanno ricoverata all’ospedale della Spezia: per fortuna non in rianimazione, non sono stata intubata, avevo una mascherina per l’ossigeno. A quel punto la situazione è migliorata. Quando sono tornata a casa è iniziata la lunga quarantena. Mio marito è risultato negativo ai due tamponi; io dopo il primo ho dovuto attendere oltre una settimana per il secondo risultato negativo".
 

Tutto superato?
"Non direi visto che dalle lastre hanno trovato problemi nella parte bassa di un polmone e ho dovuto ripetere una serie di esami. Ho fatto un periodo di ossigenazione al Cerreto".
 

Finalmente il ritorno alla normalità?
"Ho paura di riprenderlo quel virus. Uso tutte le prescrizioni che dicono i medici e invito tutti a farlo. E’ una malattia che ti segna, la devi vivere per tanto tempo solo con te stesso e i tuoi incubi. Da marzo, quando è arrivata quella febbre, sono rientrata a lavorare a giugno. I colleghi dell’Ipercoop mi hanno accolta nel migliore dei modi. Non ho mai nascosto la mia malattia e anche ora questa mia testimonianza vuole rappresentare un monito per tutti: usate tutte le precauzioni possibile il virus è ancora fra noi".
 

Carlo Galazzo