
Alcuni componenti della band
La tragedia è un’arte fortunata, poiché gli spettatori conoscono l’intreccio già prima che il poeta lo racconti, basta ricordarglielo. Il pluripremiato e visionario regista Alessandro Serra si chiede, presentando ‘Tragùdia - Il canto di Edipo’ venerdì sera al Teatro Civico alle 20.45, appunto come ricostruire oggi proprio quel sapere collettivo che permetteva al poeta di sollecitare immediate visioni nel pubblico. Esonerava il poeta tragico dal dover svolgere in prosa il mito e lo legittimava a sollecitare immediate visioni nel pubblico. Per farlo, sceglie di affidarsi al grecanico, una lingua antica che ancora oggi è parlata in un angolo remoto di quella che fu la Magna Grecia, una striscia di terra che dal mare si arrampica sull’Aspromonte scrutando all’orizzonte l’Etna. La tragedia di Edipo è ambientata in una città arida, sterile, in decomposizione, dove tuttavia Sofocle guida lo spettatore verso una luce interiore che si manifesterà a Colono, nel bosco sacro in cui Edipo verrà letteralmente assorbito dagli dei. "In un’epoca di macerie non c’è altra possibilità che lavorare su ciò che resta, soffiare sulle ceneri per riattivare il fuoco", Alessandro Serra riscrive il mito di Edipo per il pubblico di oggi, usando il testo antico come canale di connessione con una dimensione più alta e collettiva del sapere. Eroe cieco ed esule, il re di Tebe incarna la condizione dell’uomo contemporaneo. Ma come consegnare il mito di Edipo alla contemporaneità? Come rendere Sofocle accessibile a tutti? Come elaborare il lutto per la perdita della polis e del sacro? "L’italiano – spiega Alessandro Serra – sembra abbassare il tragico a un fatto drammatico, per questo abbiamo scelto il grecanico". Liberamente ispirato a Sofocle, Euripide, Aristofane, Seneca e altre fonti per il racconto del mito, con in scena Alessandro Burzotta, Salvo Drago, Francesca Gabucci, Sara Giannelli, Jared McNeill, Chiara Michelini e Felice Montervino, con voci e canti di Bruno De Franceschi. Info: 0187 727521.
m. magi