"Uno dei dipinti più belli al mondo". Moretti: Palazzo Pretorio o la Villa

Il mecenate pratese ha finanziato l’ultimo restauro. "Un quadro senza tempo che porto nel cuore"

"Uno dei dipinti più belli al mondo". Moretti: Palazzo Pretorio o la Villa

"Uno dei dipinti più belli al mondo". Moretti: Palazzo Pretorio o la Villa

Anche per Fabrizio Moretti, pratese, tra i più noti e stimati mercanti d’arte a livello internazionale, la Visitazione del Pontormo è un capolavoro assoluto da tutelare e valorizzare. "Quando si pensa a uno dei quadri più belli del mondo – dice – a me viene in mente solo un’immagine: quella della Visitazione. E’ senza ombra di dubbio una delle gemme della storia dell’arte italiana. Sono allibito dal fatto che ormai da mesi non sia più fruibile. Si deve trovare presto una soluzione adeguata, in attesa che la chiesa di San Michele sia messa in sicurezza. La prima ipotesi che mi viene in mente è il Museo di Palazzo Pretorio a Prato, dove troverebbe un’ottima collocazione da tutti i punti di vista. In alternativa – aggiunge –, mantenendo la collocazione del dipinto nel territorio dei comuni medicei, la Villa di Poggio a Caiano, che custodisce un altro capolavoro del Pontormo".

Moretti è legato in modo particolare alla Visitazione. "Un dipinto senza tempo che conosco dai tempi del liceo – ricorda –, quando ho iniziato ad appassionarmi d’arte: quante volte da ragazzo sono andato ad ammirare quel magico incontro, quell’abbraccio straordinario. Nel 2013 quando ci fu la straordinaria mostra a Palazzo Strozzi curata da Carlo Falciani e Antonio Natali, ebbi la fortuna di poter finanziare il restauro del dipinto, eseguito dal bravissimo Daniele Rossi, che ha portato alla luce i suoi colori originari, gli azzurri, i rosa, i grigi. E anche quel piccolo asinello, coperto e nascosto dal passare del tempo". E’ durato quattro mesi il restauro. Ed è stata un’emozione per tutti rivedere il dipinto dopo quel prezioso lavoro, la sua nuova luce.

"Ritrovare gli sguardi della Madonna e di Santa Elisabetta è stato il momento più bello", è il racconto di Daniele Rossi, che ricorda perfettamente anche il momento in cui riscoprì l’asinello, in basso a sinistra per chi guarda il dipinto. "Era di pomeriggio – sono le sue parole – e la lampada illuminava a giorno l’angolo del palazzo sullo sfondo. Mentre toglievo alcune ridipinture non capivo esattamente cosa fosse quel segno grigio in fondo alla strada... Il giorno seguente, continuando a rimuovere le ridipinture, sono apparse due orecchie a punta e un musetto sorridente: incredibilmente era la testa di un piccolo asinello, che dormiva da oltre cento anni al di sotto degli strati pittorici. Tutto si è messo in movimento e la scena si è trasformata di nuovo".