Alberto Zonin, ex presidente del Gruppo Banca Popolare di Vicenza
Alberto Zonin, ex presidente del Gruppo Banca Popolare di Vicenza

Prato, 24 settembre 2015 - Un'inchiesta sulla Banca Popolare di Vicenza targata Prato è partita da qualche tempo su disposizione del procuratore capo Giuseppe Nicolosi. Un’indagine che va a scandagliare casi specifici relativi alle pratiche condotte in città e che si affianca a quella condotta dalla procura di Vicenza – passa al setaccio gli anni dal 2012 al 2014 – e che è scaturita martedì nelle perquisizione eseguite dalla Guardia di finanza e dal Nucleo di polizia tributaria di Vicenza nelle sedi di Vicenza, Milano, Roma, Palermo. Se la procura vicentina ipotizza i reati di aggiottaggio e ostacolo alle funzioni dell’autorità di vigilanza, per adesso non è dato di sapere quale sia la pista principale dell’indagine della procura di casa, che comunque potrebbe muoversi attraverso anche in questo caso attraverso la Guardia di finanza, per fare chiarezza su certe procedure adottate dalla banca e lamentate dai clienti.

Intanto, potrebbero esserci anche nuovi indagati, alla luce dei risultati degli accertamenti in corso, tra i membri del cda della banca Pbvi, oltre al presidente Gianni Zonin, a Giuseppe Zigliotto, e Giovanna Dossena. A dirlo è il procuratore di Vicenza Antonino Cappelleri. Nell’inchiesta risulta indagato anche l’ex Dg Samuele Sorato e due suoi dirigenti (anch’essi hanno lasciato l’istituto) tutti con l’accusa di aggiotaggio. Fondamentali sono i riscontri che gli investigatori della fiamme gialle dovranno condurre sui documenti sequestrati durante le perquisizioni di martedì.Bufera nella bufera con Adusbef e Federconsumatori che annunciano un esposto alla magistratura nei confronti di Banca d’Italia e Consob, mentre a Treviso uno studio legale ha avviato, per conto di numerosi soci azionisti di Bpvi, la presentazione di una azione collettiva nel procedimento penale.

Dalle perquisizioni scattate nelle varie sedi della Banca popolare di Vicenza, la procura berica avrebbe raccolto diversi elementi su cui lavorare, fra cui anche lettere, a favore di alcuni soci, con l’impegno da parte della Bpvi di riacquisto delle loro azioni per un importo di circa 300 milioni di euro, nel quadro di un più ampio aumento di capitale per 974 milioni di euro. «Finalmente la città si sta svegliando, anche il presidente dell’Unione industriale è intervenuto per manifestare la preoccupazione verso una realtà sulla quale avevamo sollevato dubbi – afferma Tommaso Bruno Caparrotti, promotore del gruppo degli ’arrabbiati’ pratesi – Ma è stato necessaria l’operazione della Guardia di finanza e l’indagine della procura perché le istituzioni manifestassero le preoccupazioni. Ci siamo organizzati da tempo per riprendere i nostri soldi. Se si rivelerà vera la volontà annunciata dal procuratore di Vicenza, Antonino Cappelleri, di fare un’indagine veloce che entro un mese stabilisca le responsabilità degli indagati, ci darebbe maggiori margini di intervento per chi come noi sta battendo la strada della causa civile. Potremmo puntare ad una rivalsa civile ed ottenere un risarcimento. Spero che il nostro gruppo possa crescere».

Sara Bessi