Nerbini ordinato vescovo, il "battesimo" di Agostinelli e Simoni

Presenti sindaco, prefetto e duecento fedeli pratesi

L'ordinazione di Giovanni Nerbini (foto Germogli)

L'ordinazione di Giovanni Nerbini (foto Germogli)

Fiesole (Firenze), 30 giugno 2019 - "Mi sento sospeso tra cielo e terra e guardo avanti verso la nuova diocesi di Prato con fiducia assoluta con quell’amore di Dio che non mi è mai mancato". Sono le prime parole che monsignor Giovanni Nerbini ha pronunciato dopo la sua ordinazione a vescovo avvenuta questo pomeriggio nella cattedrale di Fiesole, gremita di fedeli per l’occasione. La chiesa non è bastata a contenere tutti i presenti e davvero in tanti hanno assistito alla celebrazione attraverso gli schermi allestiti nella piazza della cattedrale.

Giovanni Nerbini appena ordinato vescovo
Giovanni Nerbini appena ordinato vescovo

Più di duecento i pratesi presenti alla messa, venuti per partecipare alla consacrazione episcopale del loro nuovo vescovo, nominato da papa Francesco il 15 maggio scorso. La messa è stata presieduta dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, e concelebrata da ventuno vescovi e tre abati.

I primi consacranti sono stati i due predecessori sulla cattedra della Chiesa di Prato: l’uscente monsignor Franco Agostinelli e l’emerito monsignor Gastone Simoni, fiesolano come il nuovo presule.

Si è trattato di un omaggio alla diocesi pratese voluto dal vescovo di Fiesole Mario Meini. Nel presbiterio c’erano un centinaio di sacerdoti. Presenti le autorità cittadine di Prato: il sindaco Matteo Biffoni e alcuni membri di giunta con il gonfalone comunale, il prefetto Rosalba Scialla e il presidente della Provincia Francesco Puggelli. Insieme a loro i rappresentanti di Vaiano e Vernio, comuni del territorio pratese facenti parte della diocesi.

"Don Giovanni non è stato promosso all’episcopato, come purtroppo a volte si sente dire anche nel linguaggio ecclesiastico, - ha detto il cardinale Betori nell’omelia rivolgendosi a Nerbini – ma, attraverso la voce del Papa, egli è stato chiamato dal Signore, perché divenga immagine di lui, Pastore della Chiesa, il Pastore grande delle pecore". Poi ha sottolineato quale sarà d’ora in poi il suo compito, lo stesso di tutti i vescovi, che, in quanto annunciatori del Vangelo «devono essere capaci di far emergere la pertinenza della verità di Dio alla vita dell’uomo, perché il mondo riconosca il fascino della bellezza dell’amore".

Poi Betori ha concluso dicendo: "Ti affidiamo al popolo di Dio che è a Prato, il tuo nuovo popolo, che a settembre ti accoglierà nella gioia, per legarti a sé nel segno del Cingolo della Beata Vergine Maria".

Dopo il rito dell’imposizione delle mani sul capo, l’unzione crismale, "affinché dia fecondità al tuo ministero", e il dono del libro dei Vangeli, il cardinale Betori ha consegnato a Nerbini Le insegne episcopali. Si tratta dei segni esteriori che esprimono e segnalano il ministero pastorale di un vescovo. La croce pettorale è un dono di Meini, proviene da papa Benedetto XVI e fu poi consegnata da papa Francesco ai vescovi toscani in occasione della visita ad limina.

Il pastorale, che rimanda al bastone con cui il pastore guida le sue pecore, è stato donato dalla diocesi di Prato. Semplice e allo stesso tempo elegante, è un oggetto realizzato in bronzo e legno, decorato nella estremità ricurva, detta "riccio", con l’immagine dei quattro evangelisti e foglie di acanto. La mitra – tradizionale copricapo dei vescovi utilizzato nelle celebrazioni solenni – è stata ricamata e regalata a monsignor Nerbini dalle monache benedettine di Rosano vicino a Rignano, note per aver finemente realizzato paramenti a vescovi e papi.

L’anello, simbolo dell’unione, come quella tra due sposi, del vescovo con la sua diocesi, è un dono delle comunità parrocchiali guidate da monsignor Nerbini: Santa Maria Immacolata, San Leolino e San Clemente a Rignano e Palazzolo.

Commossa e attenta la sorella Giovanna, seduta in prima fila insieme ai familiari. In festa i tanti parrocchiani di Rignano, venuti per essere vicini al proprio parroco in questo importante della sua vita. Nerbini ha preso parola al termine della celebrazione. "Immerso nel silenzio casentinese e nella preghiera – ha detto il neovescovo – ho passato in rassegna più volte la mia vita e in tante occasioni è sgorgato il grazie riconoscente per quello che ho avuto: il dono della vita, dell’essere cristiano, delle esperienze in parrocchia da adolescente. Dico grazie a chi ha lasciato traccia profonda nella mia esistenza".

Nerbini ha sottolineato la sua esperienza di insegnante, "che è stata potente da segnarmi nella mia struttura di pensiero e di linguaggio da lasciarmi in eredità volti di ragazzi e di genitori che ancora fanno parte del mio mondo".

La prima messa solenne che Nerbini celebrerà dopo l’ordinazione episcopale sarà quella in occasione della festa di San Romolo, patrono della diocesi e della città di Fiesole. La celebrazione è prevista per sabato 6 luglio, in cattedrale, alle 11, dopo il consueto incontro sacerdotale convocato dal vescovo Mario Meini, in Seminario per le 9,15.

L’ingresso a Prato per la "presa in possesso" della diocesi è in programma nel pomeriggio di sabato 7 settembre, vigilia della Natività di Maria, la festa più cara ai pratesi, conosciuta in città con il nome di Madonna della Fiera.

LA SCHEDA - Giovanni Nerbini, vescovo di Prato. Insegnante, sacerdote, parroco, vicario generale. Sono state queste le tappe salienti della sua vita. Nato a Figline Valdarno (provincia di Firenze e Diocesi di Fiesole) il 2 giugno 1954, ha sempre vissuto a Reggello nella frazione di Caselli. Dopo aver conseguito il diploma magistrale e quello triennale universitario in Vigilanza scolastica, ha insegnato nelle scuole elementari dal 1973 al 1989. Impegnato come educatore nell’Opera per la Gioventù «Giorgio La Pira», a 35 anni matura la scelta della vocazione alla vita sacerdote, decidendo di entrare in Seminario a Fiesole.

È stato ordinato sacerdote il 22 aprile 1995 dal Vescovo di Fiesole Luciano Giovannetti che subito lo ha impegnato nella vita parrocchiale: nei primi due anni di sacerdozio don Giovanni è stato vicario parrocchiale a Caldine, frazione del Comune di Fiesole; poi, per dieci anni, dal 1997 al 2007, parroco a Pelago, amministratore di Diacceto e moderatore di quella Unità pastorale. Nel 2007 diventa parroco di Rignano, il capoluogo del Comune del Valdarno, amministratore parrocchiale di S. Maria a Sociana-S. Clemente e moderatore di quella Unità pastorale. Nel 2015, l’attuale Vescovo di Fiesole, mons. Mario Meini, lo chiama come suo Vicario Generale, pur lasciandogli ancora il ministero di parroco a Rignano. Il 15 maggio 2019 viene nominato da papa Francesco vescovo di Prato.