Martina Mucci sfregiata a Prato: “Tanta rabbia per Giulia. Tutti bravi ragazzi finché non diventano assassini”

La cameriera aggredita davanti a casa per volontà del suo ex fidanzato: "Sono stata fortunata, ma vivo tra alti e bassi. Ho denunciato subito, non bisogna sottovalutare nessun segnale”

Martina Mucci il giorno dopo la brutale aggressione (foto d’archivio)
Martina Mucci il giorno dopo la brutale aggressione (foto d’archivio)

Prato, 26 novembre 2023 – Martina Mucci si è salvata per miracolo. Anche lei è stata vittima di violenza, una violenza cieca e brutale voluta dal suo ex fidanzato, Emiliano Laurini, ex culturista fiorentino di 42 anni, che la notte del 21 febbraio di quest’anno ha inviato due sicari per farla picchiare a sangue. Gelosia? Possibile. Il movente non è stato chiarito ma Laurini è stato arrestato un paio di mesi dopo su richiesta della Procura di Prato con l’accusa di sfregio permanente al viso, lesioni aggravate e rapina aggravata. Insieme a lui sono finiti in carcere Kevin Mingoia, 19 anni, esecutore materiale del violento pestaggio, e Mattia Schininnà, 20 anni, (entrambi residenti a Scandicci, comune dell’hinterland fiorentino) accusato di aver preso parte alla fase preparatoria del delitto. Un quarto giovane, minorenne, esecutore materiale del pestaggio insieme a Mingoia, si trova in una struttura per minorenni.

Secondo quanto accertato dalle indagini, che sono partite grazie alle dichiarazioni della vittima, si è trattato di un vero e proprio agguato. Martina stava rincasando dal lavoro intorno alle 2 di notte – la giovane fa la cameriera in pub vicino casa – alla Pietà. Parcheggiata l’auto, si è diretta verso il portone del palazzo dove abita con la mamma, e ha aperto. A quel punto Mingoia e il minorenne l’hanno spinta dentro l’androne, l’hanno buttata a terra e l’hanno pestata a sangue, insistendo con particolare ferocia sul volto e sui denti. Con due rasoi hanno tentato di tagliarle alcune ciocche di capelli ferendola sulla testa e in mezzo alla fronte. Fortunatamente un vicino di casa ha sentito le grida disperate della donna e ha acceso le luci delle scale mettendo in fuga gli aggressori. Come hanno accertato le indagini, è stato il fidanzato Emiliano Laurini a ordinare il pestaggio pagando i due ragazzi con 400 ciascuno. Martina ha riportato la rottura degli incisivi, diverse contusioni e lividi, un occhio nero e gonfio, un taglio profondo sul volto e problemi alla mandibola. Per i tre, che sono ancora reclusi in carcere, è stato chiesto il processo.

Martina, come sta?

"Alti e bassi. Sicuramente meglio rispetto ai primi mesi ma ancora non ne sono fuori e non so se lo sarò mai. Sono più debole e poco concentrata".

Ha sicuramente letto che cosa è accaduto alla povera Giulia Cecchettin, la ragazza di 22 anni uccisa dall’ex fidanzato.

"Certo. E’ terribile".

Che cosa ha provato quando ha saputo la notizia?

"Rabbia. Tanta. Tristezza, delusione. Paura. Non finirà mai. Quando hai vissuto certe cose queste tragedie ti toccano più da vicino".

A lei, si può dire, è andata bene...

"Sì, sono stata fortunata".

Sarebbe potuta andare peggio.

"Sì, se avessi battuto la testa in modo diverso. Forse non sarei qui. Purtroppo, la violenza di genere esiste e fa tante, troppe, vittime. E’ stato un colpo sapere dell’omicidio di Giulia".

Perché succedono queste cose?

"Perché il mondo intorno a noi fa schifo, mi perdoni il termine. Sono tutti bravi ragazzi finché non diventano assassini. Bisogna denunciare, avere la forza di opporsi".

Lei lo ha fatto.

"Sì, ho denunciato subito, ho detto tutto quello che sapevo, ho fatto i nomi, ho indirizzato le indagini".

E’ stata coraggiosa e la risposta della giustizia c’è stata.

"Per ora sì, ma aspettiamo: il processo deve essere ancora fatto".

Sono 105 le donne in Italia uccise da ex compagni, fidanzati, mariti dall’inizio dell’anno. Che cosa ne pensa?

"Che c’è tanta gente brutta in giro. Che bisogna stare attente quando si inizia una relazione. Non basta guardare con due occhi, ce ne vogliono quattro. Non si deve sottovalutare nessun segnale, nemmeno quello che appare più piccolo e insignificante. Non si deve pensare ’tanto a me non accadrà mai’. Meglio stare attenti".

Lei si è rifatta una vita? Ha trovato qualcuno in questi mesi?

"Nemmeno per idea. Per ora non ne voglio sentire parlare. Non mi fido degli uomini".

Che cosa si potrebbe fare per interrompere questa catena di orrore e morti? Qualcuno parla di educazione nelle scuole, è d’accordo?

"Certo. Bisogna almeno provare a educare i bambini fin da piccoli al rispetto dell’altro, alla parità dei diritti fra uomo e donna. Credo che questa situazione sia colpa della società in cui viviamo, dei social, di internet che aumentano l’aggressività, il senso di possesso. Non penso sia solo colpa delle famiglie. Sono necessari supporti esterni".