
Pino Rinaldi insieme a Roberto Platania Foto Attalmi
"Vanni, Pacciani e Lotti non sono il ’Mostro a tre teste’. Dallo studio attento delle carte processuali, personalmente mi sono apparse evidenti illogicità e scorrettezze che non possono essere messe da parte. Leggendo le carte, da persona che si reputa intelligente, mi sono anzi sentito offeso". Non le ha mandate a dire Pino Rinaldi, non nascondendo, ieri mattina, al pubblico che ha affollato il Centro Pecci per la presentazione del suo ultimo libro tutta una serie di perplessità sulle indagini e sulle sentenze relative ai delitti attribuiti al "Mostro di Firenze".
Dubbi pesanti come macigni che il giornalista e scrittore ripercorre nel testo dal titolo provocatorio "Il Mostro è ancora vivo (se non è morto)", scritto insieme a Nunziato Torrisi, il comandante dei carabinieri che guidò le indagini durante i delitti compiuti dal Mostro fra la prima e la seconda metà degli Anni ‘80. L’incontro è stato moderato da Roberto Platania, agente di pg della municipale.
"Sono tante le cose che non tornano. Sono rimasto senza parole nel capire come si è arrivati alla condanna dei compagni di merende – ha aggiunto – di certo c’è che dopo gli omicidi della coppia francese e dei ragazzi tedeschi, l’Italia aveva addosso gli occhi di Francia e Germania, se non del mondo. Bisognava trovare dei colpevoli". Fra le pagine del libro, Rinaldi e Torrisi individuando anche due oggetti scomparsi che avrebbero potuto sciogliere ogni dubbio sull’identità del Mostro autore di otto duplici delitti nelle campagne fiorentine, ossia una Beretta calibro 22 e uno straccio intriso di sangue e di polvere da sparo. La pistola non fu mai ritrovata mentre quello straccio, scoperto in casa di uno dei maggiori sospettati, Salvatore Vinci, sarebbe scomparso dall’Ufficio corpi di reato del Tribunale di Firenze, proprio quando le moderne tecniche di analisi avrebbero potuto demolire l’inchiesta che portò alla condanna di Pietro Pacciani (in primo grado), Mario Vanni e Giancarlo Lotti. Ieri Rinaldi, pur riconoscendone la competenza, ha contestato anche le affermazioni dell’allora procuratore Pier Luigi Vigna, che anni fa si disse scettico circa l’esistenza del cosiddetto "secondo livello", ossia i presunti mandanti degli omicidi. Vigna è scomparso nel 2012, insieme alla quasi totalità degli inquirenti e della totalità degli imputati coinvolti in quello che ancora adesso, a distanza di decenni, resta uno dei casi più misteriosi e dibattuti della cronaca nera italiana. E che promette di rimanerlo ancora a lungo.
Giovanni Fiorentino