Distretto tessile, non solo hub. Alia rilancia il "termo" hi-tech

Messaggio alla politica di Canovai al convegno promosso da Qn al Museo del Tessuto di Prato

Distretto tessile, non solo hub. Alia rilancia il "termo" hi-tech

Distretto tessile, non solo hub. Alia rilancia il "termo" hi-tech

Tra le sfide del futuro del distretto pratese ce n’è una che sta particolarmente a cuore agli imprenditori. Si tratta della questione dello smaltimento dei rifiuti tessili non più riciclabili e della possibilità di usarli come risorsa, in grado di produrre energia fruibile, in un’ottica di economia circolare. Il tema è emerso durante il convegno "Tessile: distretto senza confini tra tradizione e futuro" per il ciclo di incontri "QN-Distretti-Le sfide dei territori e dei distretti italiani", che si è svolto martedì al Museo del Tessuto. A rilanciare l’argomento termovalorizzatore è stato Alessandro Canovai, direttore area business ambiente Alia Multiutility, durante il panel dedicato all’innovazione e in particolare parlando della realizzazione dell’Hub tessile. Se "Prato non è stata scelta a caso per ospitare questo impianto innovativo vista la sua tradizione storica nel riciclo tessile", Canovai ha riproposto in maniera sommessa (ma non troppo) il problema dello smaltimento degli scarti non riciclabili per produrre energia a supporto delle imprese. Una questione che ha sottoposto al mondo della politica locale e regionale (all’incontro al Museo del tessuto hanno partecipato la vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi e la sindaca di Prato Ilaria Bugetti). "Qui c’è preclusione alla termovalorizzazione – ha aggiunto fra gli applausi degli imprenditori –. Sarebbe importante parlarne con le istituzioni". Dibattito che è stato raccolto da Confindustria Toscana Nord che sulla "termovalorizzazione ha sempre tenuto una posizione chiara", dice Fabia Romagnoli, vicepresidente Ctn. "Del resto – dice – i principi dell’economia circolare prevedono che gli scarti non recuperabili siano utilizzati per produrre energia in impianti di prossimità: è questo l’unico modo per chiudere il cerchio, senza ricorrere alle discariche e senza trasportare i rifiuti in impianti lontani con dispendio economico e impatto ambientale maggiori rispetto a soluzioni disponibili sul territorio". Per Romagnoli "che impianti di questo genere siano indispensabili in Toscana è una richiesta in linea con l’economia circolare: è paradossale essere virtuosi nel riciclo ma essere costretti a non esserlo nella gestione di scarti non riciclabili con le tecnologie attuali. Gli impianti servono: impianti performanti ed efficienti in linea con la tutela della salute, che interessa tanto alle imprese quanto ai cittadini".

Sara Bessi