Un operaio lavora a una macchina tessile
Un operaio lavora a una macchina tessile

Prato, 20 marzio 2020 - La produzione deve andare avanti. Il motore dell’economia ha il dovere, per quanto possibile, di continuare a girare perché fermarsi sarebbe fatale. L’invito arriva da Francesco Marini, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord, che lancia un appello ai colleghi imprenditori.

Il messaggio è semplice e invita tutti coloro che ne hanno l’opportunità a non arrendersi: restare attivi è l’unica possibilità per il distretto di non perdere clienti. Se le stoffe di Prato non arriveranno sui tavoli delle case di moda, allora saranno quelle prodotte da un’altra città a servire il mondo del fashion. O peggio ancora da un altro Paese.

«Continuare l’attività durante l’epidemia di Coronavirus non è un capriccio o un atto di incoscienza. Non lo è a Prato come non lo è in altre aree del paese. C’è un significato profondo sia economico che civico nel provare a portare avanti le nostre attività. Dico ’provare’ perché non è detto che sia sempre possibile farlo",spiega Marini. Sulla testa delle imprese pesano diverse incognite come ad esempio particolari situazioni che non consentono una sufficiente sicurezza. Le aziende del resto si sono dovute attrezzare in tempi ridottissimi, con indicazioni non sempre chiare. Può accadere, allora, che alcune si trovino costrette a chiudere per totale assenza di lavoro o per altri fattori di forza maggiore. Potrà anche accadere purtroppo che qualcuna chiuda per casi di positività al Coronavirus, ma chi può resistere deve farlo, secondo Marini.

"Chi si troverà in questa condizione dovrà essere aiutato a non uscire definitivamente dal mercato. L’iniziativa, lanciata dalla sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord, di un patto di solidarietà fra imprese mi trova del tutto concorde. Molte imprese, fra cui la mia, hanno già aderito: invito tutti i colleghi a farlo, anche come testimonianza di senso di appartenenza alla nostra comunità", aggiunge il vicepresidente dell’associazione. "Chi deve necessariamente chiudere è giusto che lo faccia; ma chi può tenere aperto svolge un ruolo fondamentale per consentire una ripresa quanto più possibile pronta e forte, una volta che questo periodo drammatico sarà passato". Secondo Marini tenere aperto significa "mantenere le relazioni con i mercati e non invogliare i clienti a rivolgersi altrove".

Un’eventualità, quest’ultima, da scongiurare, perché poi recuperare i clienti sarebbe molto difficile. E senza clienti non c’è fatturato e non c’è occupazione. Due giorni fa l’agenzia per il lavoro dell’Onu ha stimato in 25 milioni il numero dei posti di lavoro che saranno distrutti nel mondo dal Coronavirus: Prato deve contribuire a questa cifra nella minor misura possibile e per farlo l’unico modo è restare attivi sul mercato. Il rischio concreto è quello di scomparire dalla scena.

"La continuità operativa delle aziende è, lo ripeto, un valore economico e civico", dice Marini. "Non è un caso se quelle stesse norme che, giustamente, chiedono a tutti noi di rimanere a casa il più possibile, prevedono una deroga apposita per chi va a lavorare, equiparato in questo a chi esce per comprare da mangiare per la sua famiglia o a chi ha emergenze indifferibili. Le limitazioni al movimento delle persone prevedono fra le pochissime eccezioni il raggiungimento del posto di lavoro: un segnale, che non potrebbe essere più chiaro, di quanto le istituzioni del nostro paese ritengano importante l’operatività delle imprese di produzione", chiude Marini. "La salute va avanti a tutto, naturalmente. Ma il senso di responsabilità ci dice di lavorare e di non precluderci un futuro che sarà comunque molto difficile".
© RIPRODUZIONE RISERVATA