Secondo l’ultimo rapporto Ires, la Toscana rischia di perdere 90.000 posti di lavoro
Secondo l’ultimo rapporto Ires, la Toscana rischia di perdere 90.000 posti di lavoro


Prato, 28 ottobre 2020 - Lo tsunami economico provocato dall’epidemia da Covid fa vedere in modo chiaro i primi temuti effetti nel distretto tessile. Dopo l’annuncio della messa in liquidazione volontaria della rifinizione Trt, che il 16 settembre contava 46 dipendenti, sul portale dei fallimenti sono apparsi i nomi di altre aziende tessili: si tratta della Superlativa, della B-Side, della tintoria rifinizione Nuove Idee e dell’Area international. Cinque chiusure in due settimane, un’ecatombe che potrebbe moltiplicarsi con il progredire di un periodo nero legato al mercato dell’export bloccato a causa dello stop dei consumi mondiali. Il che potrebbe tradursi, una volta terminata la cassa integrazione Covid, nella perdita di numerosi posti di lavoro.

Stando al terzo focus Ires 2020, presentato dalla Cgil regionale, la Toscana perderebbe più di 90.000 posti di lavoro da qui alla fine dell’anno se non ci fosse il il blocco dei licenziamenti. Le simulazioni mostrano come l’area centrale della regionesarà quella maggiormente colpita dalla crisi, quindi anche Prato, dove la cassa integrazione è stata del +4820% nel primo semestre 2020, contro una media regionale del +682%. A rischio il core business del distretto laniero, ovvero l’export: parzialmente ridotto con un -4% nel primo semestre, in previsione può raggiungere un calo di oltre il 19% . Ridotto anche il mercato del lavoro con meno avviamenti: -24% in generale e -30% per il lavoro a tempo indeterminato.

Per un recupero dell’export si dovà attendere il 2023 con una percentuale prevista del +3%. Lo studio Ires approfondisce anche il tema dell’accesso al credito agevolato dal Fondo di garanzia per le piccole medie imprese: a Prato hanno avuto risultato positivo 5.711 operazioni per 465 milioni di euro.

"Salvare il distretto deve essere il mantra per tutte le forze politiche, in maniera trasversale, per i prossimi mesi. Purtroppo il Paese difficilmente potrà ammortizzare una nuova chiusura, seppur selettiva, di attività commerciali o produttive", afferma Giorgio Silli, deputato e coordinatore regionale toscano ’Cambiamo!’. "I numeri parlano chiaro ed i crolli dei fatturati delle aziende tessili e non solo lasciano intravedere il rischio, da gennaio, di un aumento del tasso di disoccupazione". Silli, che ha proposto al sindaco Biffoni l’istituzione di un lavoro sinergico a sostegno delle imprese, si sta spendendo "per far posticipare l’entrata in vigore del nuovo codice della crisi di impresa, previsto per l’estate 2021, che avrebbe effetti devastanti di fatto anticipando il fine vita di molte aziende in difficoltà". Silli ricorda che le aziende pratesi possono trovare una boccata di ossigeno tramite la possibilità contenuta in uno dei decreti della prima ondata Covid: ottenere un credito di imposta per il 30% del valore di magazzino delle aziende tessili in eccedenza rispetto agli anni passati. "Non saranno milioni di euro che piovono sulle imprese - commenta - ma possono comunque essere qualche decina di migliaia di euro per dare una boccata di ossigeno".

C’è poi un’altra partita che il deputato pratese definisce un suo "pallino": quella della fusione fra aziende. "La microimpresa ha fatto la storia del nostro Paese ed è stata una benedizione per il distretto, ma oggi rischia di non farcela più e non ha le spalle per reggere colpi come il lockdown di primavera", conclude. E ricorda l’impegno portato avanti con il sindaco Biffoni "affinché nei prossimi provvedimenti si prevedano strumenti che facilitino le fusioni fra imprese, che aiutino un’impresa sana a salvarne una in difficoltà, magari acquistandola a fronte di finanziamenti pubblici o forti crediti d’imposta".