Una turista mentre scatta una foto dal colle etrusco
Una turista mentre scatta una foto dal colle etrusco

Volterra (Pisa), 4 maggio 2019 - E' abbracciata dalla più maestosa cinta muraria di tutta l’antica Etruria: sette chilometri di blocchi ciclopici che, nelle ere, non hanno solamente fermato l’avanzata dei nemici. Perché le mura di Volterra sono la summa di un’identità, un simbolo che ha trapassato i secoli. Ma il 60% del costone più antico delle mura (il cerchio etrusco, o come preferiscono definirlo gli archeologi, ellenistico) appartiene a privati cittadini. Sì, proprio così: ci sono intere famiglie volterrane che custodiscono, nel loro giardino o in un appezzamento di terreno, quelle pietre che valgono più dell’oro.

La faccenda è tutt’altro che semplice da spicciare: intanto il Comune e la funzionaria della soprintendenza Elena Sorge, dopo un lavoro complicato e certosino, hanno rintracciato una cinquantina di proprietari che, sbrigata la questione delle elezioni amministrative, verranno convocati proprio a Palazzo dei Priori per cercare una soluzione. «C’è sempre un piano b – ci scherza su, l’archeologa Elena Sorge – e questo piano andrà trovato». Nel corso dei secoli, si è cementificata la convinzione che il baluardo eretto intorno al IV secolo a.c. fosse patrimonio di tutti. Poi, nel 2013 una porzione muraria viene giù in zona Torricella. Un cittadino, a causa di quei massi schiantati al suolo, fa causa e chiede i danni. E qui, la rivelazione: la soprintendenza scopre che quel paramento antico non solo non è di competenza pubblica, ma appartiene proprio al cittadino che aveva mosso richiesta di risarcimento danno per il crollo. Lo spaventoso susseguirsi di cedimenti di intere mura in centro storico, nel 2014, ha inevitabilmente fermato le ricerche catastali.

Un lavoro non da poco, perché il Comune e la soprintendenza hanno dovuto faticare parecchio per identificare i proprietari di pezzi di cinta muraria etrusca, perché se è vero che il vincolo archeologico segue il bene (cioè la parte di mura), dall’altro lato non in tutti i casi è stato comunicato il decesso del proprietario di una porzione di tesoro. Quindi, è stato necessario sbracciarsi per arrivare a trovare gli eredi. La legge parla chiaro: o l’intervento di manutenzione è volontario (e quindi il privato si accolla volontariamente in toto le spese) oppure può essere imposto dallo Stato che, con una tortuosa macchinazione burocratica, può rimborsare il privato dei lavori svolti sul bene archeologico. In ogni caso, c’è un’obbligatorietà di legge sui lavori di conservazione dei beni sottoposti a vincolo che sono nelle mani dei privati.

«Incontreremo queste persone proprietarie di pezzi di mura – aggiunge Elena Sorge – il problema non è affatto banale, ma dovremo trovare una soluzione a tutti i costi».