Un processo iniziato con accusa di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e lesioni, è arrivato al capolinea con l’assoluzione piena per i due titoli principali di reato e un non doversi procedere per intervenuta remissione di querela. Un processo per il quale il pubblico ministero Flavia Alemi, pur rilevando in requisitoria che per la violenza sessuale non è emersa la certezza...

Un processo iniziato con accusa di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e lesioni, è arrivato al capolinea con l’assoluzione piena per i due titoli principali di reato e un non doversi procedere per intervenuta remissione di querela. Un processo per il quale il pubblico ministero Flavia Alemi, pur rilevando in requisitoria che per la violenza sessuale non è emersa la certezza della prova nell’istruttoria dibattimentale, aveva chiesto comunque la condanna a tre anni e mezzo di reclusione ritenendo sussistente le colpevolezza per le altre accuse. La storia è tutta in famiglia, nelle tensioni all’interno di una coppia la cui intesa deraglia in una conflittualità che sarebbe durata anni.

E queste tensioni ad un certo punto diventano carte bollate nella denuncia della donna che accusa il marito di averla costretta a rapporti sessuali ai quali lei avrebbe piegato la testa per la dipendenza economica dall’uomo. Lo accusa di aver alzato le mani, anche davanti ai figli minori, di averla portata dentro uno stress emotivo per il quale in una circostanza avrebbe tentato di togliersi la vita. Ma il processo, poi, però, ha scritto un’altra storia di questi fatti avvenuti in Valdera. In aula la donna ha ritrattato gran parte delle accuse, la coppia vive ancora insieme, nonostante lei volò da sola all’estero per chiedere il divorzio. E non ha mai smesso di vedere il marito neppure dopo che le loro liti erano diventate un processo penale.

Ma secondo il pubblico ministero Alemi, il processo aveva comunque evidenziato una condotta aggressiva del 50enne protratta nel tempo tanto da poter chiedere la relativa condanna al termine di una rwquisitoria che ha ricostruito nei dettagli tutta la vicenda. L’arringa del difensore Rolando Rossi è stata tutta mirata a smontare le ultime imputazioni. Una veloce camera di consiglio del collegio presieduto dal giudice Cipolletta ha chiuso il primo grado di giudizio con l’assoluzione.

Carlo Baroni