Tribunale di Pisa
Tribunale di Pisa

Pontedera, 11 maggio 2019 - In questa storia c'è l'incubo del malocchio e delle fatture, un guaritore fantasma e un soggetto debole. Su questo terreno si sarebbe consumata una truffa da migliaia di euro. Vittima, stando alle accuse, una signora anziana in precarie condizione di salute per i ripetuti interventi chirurgici ed i lunghi periodi di convalescenza. Il tutto sarebbe stato orchestrato dal convivente, 72enne e la figlia, 40 anni, residenti in Valdera (assistiti dall'avvocato Alberto Chiocchini) che, secondo le accuse, l’avrebbero truffata riuscendo alla fine a spillarle 14mila 700 euro dal conto corrente.

Ora entrambi rischiano il processo in tribunale a Pisa: l’udienza preliminare, all’esito delle indagini coordinate dal pm Lydia Pagnini, è fissata per il prossimo giugno. Ma come sarebbero riusciti i due a mettere le mani sui ruspami della donna? Per averne il controllo le avrebbero ripetutamente rappresentato di essere vittima di malocchio e di aver ricevuto raccomandazioni da un guaritore sulle necessità per lei di rimanere in casa, evitando qualsiasi contatto con altre persone, compresa la famiglia di origine. 
I due inviavano alla donna messaggi sul cellulare a firma del guaritore quando lei si allontanava: era un modo per spaventarla, facendole credere di essere seguita. Mentre loro, convivente e figlia di lui, le assicuravano che avrebbero provveduto integralmente alle sue necessità e ad ogni incombenza materiale per la sua persona e per il suo patrimonio. I due le inviavano anche messaggi di posta elettronica, apparentemente riconducibili a istituti bancari ed enti previdenziali a conferma che si occupavano degli interessi della donna: così riuscirono – secondo il teorema accusatorio – a farsi consegnare la tessera bancomat e il pin.

A quel punto sarebbe cominciata la sagra dei prelievi e lo shopping fino a raggiungere la somma che la procura contesta ai due indagati come ingiusto profitto. Entrambi compariranno davanti al gup con la contestazione della truffa aggravata in concorso. La 40enne, secondo le indagini, con lo scopo di prendere visione e conoscenza del contenuto, avrebbe sottratto la corrispondenza della matrigna. I fatti contestati a padre e figlia si sarebbe svolti in un arco temporale che va dal febbraio 2014 al mese di aprile 2017. Periodo nel quale, secondo il pubblico ministero Pagnini, avrebbero commesso la truffa con l’aggravante di avere approfittato delle minorate condizioni fisiche della donna, tali da ostacolarne la difesa, e di averle causato un danno patrimoniale di rilevante gravità. Un ulteriore aggravante sarebbe quello di aver commesso il fatto con abuso di relazioni domestiche, di coabitazione e di ospitalità.