CARLO BARONI
Cronaca

La verità in un cellulare. Ai domiciliari il ragazzo accusato di violenza. Ha il braccialetto

Il giudice, dopo l’interrogatorio, ordina il controllo a distanza a carico del diciottenne denunciato da una coetanea per gli abusi. Tutto sarebbe in un video del telefono: la procura dispone una perizia.

La verità in un cellulare. Ai domiciliari il ragazzo accusato di violenza. Ha il braccialetto

Sotto la lente tutto quanto sequestrato durante questa prima fase delle indagini che hanno portato all’arresto. Ma in particolare l’attenzione sarebbe sul cellulare del ragazzo. Lo stupro denunciato, secondo quanto emerso, è stato filmato con il telefonino. La Procura di Pisa ha già nominato i periti per le sue consulenze. E lo smartphone potrebbe rivelarsi l’elemento chiave per scandire la sequenza di questa storia delicata e complessa fra due ragazzi che da appena qualche mese hanno compiuto entrambi 18 anni, e che è degenerata, secondo l’accusa, in una violenza sessuale.

I due, da quanto ricostruito, si conoscono in discoteca – il fatto è di giugno –, c’è una prima simpatia, e arriva la scelta di appartarsi fuori dal locale. Scatta il bacio. Ma per lei sarebbe finita lì, per lui no. La giovane respinge l’approccio fisico, ma lui insiste, fino ad abusare, non si ferma e filma tutto. E’ un’indagine in pieno svolgimento, quella degli agenti del commissariato di Pontedera che hanno arrestato il ragazzo in centro dopo averlo identificato dal nickname su Instagram e dalla descrizione fisica: elementi che ha fornito la vittima. Indagine che è passata già anche dalla raccolta di testimonianze di altri giovani che erano nel locale e che quella sera avrebbero visto i due chiacchierare insieme. Il ragazzo, anche lui 19 anni da compiere, italiano e incensurato, è indagato per violenza sessuale e lesioni gravissime: si trova agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico che fa scattare l’allarme alla polizia se esce dal perimetro di casa. In carcere c’è stato un manciata di ore, poi è comparso davanti al gip del tribunale di Pisa per l’interrogatorio di garanzia rispondendo alle domande, e il giudice ha disposto una misura meno afflittiva di quella carceraria, valutati tutti gli elementi, dagli indizi alla pericolosità sociale. Secondo quanto emerso, l’indagato riterrebbe che si sia trattato di un rapporto consensuale. Il giovane è assistito dall’avvocato Alberto Marchesi di Pisa.

Un passaggio importante sarà l’esito del lavoro dei consulenti. Ma il prossimo passo potrebbe essere anche l’incidente probatorio (acquisizione anticipata della prova) sulle dichiarazioni rese dalla parte offesa. Intanto gli inquirenti – procede la Polizia di Stato, coordinata dal pm Aldo Mantovani – va avanti con gli approfondimenti. E’ stata la ragazza – come già emerso – a raccontare tutto ai poliziotti dopo che il personale del pronto soccorso dell’ospedale di Pontedera ha attivato il Codice Rosso a che all’esito di tutti gli accertamenti clinici di rito: la giovane ha riportato gravi lesioni agli organi genitali ed è stata ricoverata in ospedale dopo i fatti. Così sono scattate la denuncia, le indagini e appunto dal nickname su Instagram del 18enne e da altri elementi, la polizia è risalita all’identità dell’indagato fermato da agenti in borghese in città nei giorni scorsi. Il cellulare, dunque, sarebbe un elemento chiave di questa storia.