REDAZIONE PONTEDERA

La moda nel dramma. Filiera sotto pressione: "Serve agire subito. La politica offra fatti"

L’analisi del contesto congiunturale del presidente Michele Matteoli "I tavoli ai vari livelli per il momento non hanno prodotto risultati". Le aziende hanno ripreso l’attività in un clima di preoccupazione.

Un’immagine dell’ultima edizione di Lineapelle Milano

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La crisi del comparto moda, che investe tutta la filiera della pelle, c’è. E’ pesante. E intorno ad un quadro in cui ci sono tante preoccupazioni e ragioni d’allarme, ruotano tante domande. ne parliamo con Michele Matteoli, presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola.

Presidente, i sindacati già da mesi hanno acceso l’attenzione su questa fase congiunturale, e parlano di rischi importanti del distretto e per il comparto. Qual è oggi il quadro della situazione?

"Complesso e pieno di incognite. C’è anche da capire si siamo davanti ad una crisi di periodo o se questo è lo standard e ci dobbiamo abituare dovendo necessariamente, e di conseguenza, riorganizzare il settore. La vera domanda è: il lavoro sarà questo? I tempi sul tavolo, dunque, sono molteplici".

Il quadro economico

"Ma, vede, il fatturato - se facciamo un raffronto sugli ultimi dieci anni - non è calato tantissimo. Ma la produttività si. Ed è questo quello che preoccupa. A livello nazionale, dal 2000 ad oggi, si è perso il 50 per cento della produzione: siamo passati da 200milioni di pelli l’anno, ai circa 100 milioni di oggi, poco più del periodo Covid".

E’ qui che annida il problema?

"Sicuramente. Ci siamo posizionati sull’altissima qualità, legati al mondo della grandi firme e del lusso. Ma questo dato ci dice che abbiamo perso tutta la produzione di medio e basso livello, lasciando il boccone ghiotto appannaggio sicuro di altri Paesi. Ora che le grandi griffe, o almeno parte di esse, stanno restringendo in maniera sensibile gli ordine, per riallinearsi ad un mercato che deve fare i conti con le guerre, le tensioni intenzionali, sanzioni e dazi, ci troviamo in forte difficoltà. In questo stato di cose ci siamo da mesi e non abbiamo, al momento, elementi per capire se e come si potrà evolvere questa fase".

C’è il problema del ricorso massiccio alla cassa integrazione?

"E’ massiccio. I livelli sono alti".

Tutto questo è al centro del dibattito da settimane e anche la politica si sta confortando?

"Ma serve agire, E farlo subito: qui c’è bisogno di risposte concrete e non di chiacchiere. In tutti gli incontri che abbiamo fatto, dal tavolo di zona, alla Regione al Ministero, di fatti, per ora, non ne abbiamo visti. Vediamo cosa accadrà nel prossimo incontro. Senza adeguate misure sarà difficile superare questa situazione. Stiamo parlando di un settore importantissimo per la nostra zona, per la Toscana e per l’Italia".

In questo clima tutta la filiera si prepara alle fiere di settembre, da sempre considerate un momento strategico

"Le fiere sono importante, da sempre. Impossibile negare che con il contesto che abbiamo davanti andiamo verso le ferie con tanta preoccupazione.. E’ chiaro che, comunque, ci fare trovare pronti e propositivi verso il mercato".

Carlo Baroni