Santa Croce, 15 ottobre 2021 - Un ritratto impietoso. Lo scandalo e i silenzi. I controllori che sarebbero stati un problema da bypassare, il canale Usciana di due colori, le terre avvelenate sotto la strada regionale 429 nell’empolese e quelle sparse in mezza provincia di Pisa, da Pontedera a Crespina Lorenzana, l’emendamento "lampo" in consiglio regionale e l’ombra della criminalità sui riempimenti stradali finiti sotto la lente e che ora costeranno migliaia e migliaia di euro di bonifiche. Le intercettazioni choc dell’indagine keu e la scena (quasi) muta al microfono della tv dei principali protagonisti di questa vicenda, che ha travolto il distretto conciario di Santa Croce, sono andati in pasto all’Italia intera con l’approfondimento della trasmissione "Non è l’Arena", condotta da Giletti che ha messo il dito in quella piaga alla quale la politica – finita sotto lente degli inquirenti della procura distrettuale antimafia di Firenze nell’inchiesta per traffico illecito di rifiuti e corruzione (19 indagati a vario titolo) – cerca di resistere dall’aprile scorso: solo uno, Ledo Gori, l’ormai ex capo di gabinetto del presidente della Regione, non è più al suo posto. Gli altri politici sono tutti dov’erano il giorno prima dello scandalo. 

«Io non rilascio dichiarazioni", dice la sindaca indagata Giulia Deidda all’inviato della trasmissione. Perché i conciatori davano contributi ai politici? "Questo chiedetelo a loro", taglia corto Deidda. Lei sapeva che c’era il keu? La trasmissione ha mandato in onda la conversazione telefonica tra la sindaca e l’ex presidente di Aquarno Lorenzo Mancini dove quest’ultimo le spiegava i problemi emersi relativamente al Keu e all’uso che ne avrebbe fatto la ditta a cui veniva inviato. Ditta di Francesco Lerose, imprenitore sospettato di essere in contatto, con la cosca di Nicola Grande Arachi di Cutro. La trasmissione ha raggiunto la moglie di Lerose, la signora Annamaria, che ha detto: "non immaginate quanto sia contenta che siate qui, ma non posso parlare". 

Ma le intercettazioni andate in onda sono anche altre. Anche quelle relative all’emendamento finito sotto inchiesta come il consigliere regionale Andrea Pieroni che ne fu il primo firmatario. Emendamento che, per le indagini, non era stato scritto da Pieroni o dai quattro consiglieri regionali che lo avevano firmato dopo di lui, ma dall’avvocato dei conciatori. "Il coronavirus un pochino ci ha aiutato", è la frase emersa in un’intercettazione tra Pieroni e Gliozzi (ex direttore dell’Assoconcia, anche lui indagato) dopo che l’emendamento passò liscio in consiglio. E quella frase l’inviato di Non è l’Arena l’ha ripetuta a Pieroni chiedendogli cosa voleva dire: "lo chiarirò ai magistrati".

Perché i conciatori le avevano hanno dato un contributo di duemila500 euro? "Sono questioni che stanno dentro l’inchiesta ... Un contribuito che ho ricevuto e che ho regolarmente dichiarato nel mio rendiconto elettorale". L’aveva capito l’emendamento di cui è stato prima firmatario? "Certo che l’avevo capito". Ce lo spiega allora? "Non in questa sede, mi dispiace". L’inviato è andato a cercare anche l’ex direttore di Assoconcia Piero Maccanti ricevendo un "non sono disponibile". In onda poi un contributo di Enrico Rossi ripreso da Granducato Tv: "Non ho partecipato in nessun modo alla preparazione di quell’emendamento, mi stavo occupando di Covid. Se quell’emendamento riduce i controlli verso il sistema conciario di Santa Croce è stato un errore madornale". L’approfondimento televisivo ha scandagliato a fondo dentro e intorno all’inchiesta. Il distretto ne è uscito a pezzi.