Firenze, 4 marzo 2021 - E ora calma e gesso dice una vecchia volpe del partito democrativo toscano. Le bocce sono ancora in movimento, bisogna farle fermare e poi riflettere.
Scatta, intanto, la controffensiva degli zingarettiani in difesa del segretario dimessosi nel primo pomeriggio.  E' tutto un coro del tipo "Nicola, ripensaci", "Siamo con te", "Ripartiamo da Zinga".   
Scatta la difesa e anima la ripartenza,  Enrico Rossi, commissario dem in Umbria, ex presidente della Toscana, uno che nelle ultime settimane si è speso per rafforzare la segreteria e per accusare il fuoco di fila contro Zingaretti puntando il dito contro gli ex renziani dentro il Pd.
"Voglio prima di tutto esprimere solidarietà al segretario del partito fatto da tempo bersaglio di lotte interne per il potere - scrive su facebook Rossi -  Ma il Pd e l’Italia hanno ancora bisogno di lui. L’Assemblea nazionale deve confermare la fiducia a Nicola e chiedergli di restare segretario. Ma non basta. Occorre che sia affidato in modo chiaro a Zingaretti il compito di comporre la segreteria e tutti gli organismi dirigenti e le delegazioni di rappresentanza, dentro il partito e dentro le istituzioni, a ogni livello, come egli riterrà più opportuno sulla base di sue valutazioni, al di fuori di logiche correntizie e di potere". Insomma Rossi chiede unità da recuperare, quasi un miraggio in questo momento di profonda rottura: da Roma alle istituzioni agli enti locali. E chi non ci sta? "Non è più tempo di non starci più - spiega Rossi alla Nazione - è tempo di remare tutti dalla stessa parte anche chi è stato eletto da maggioranze diverse da quella che ha fatto vincere Zingaretti a livello nazionale". Il riferimento chiaro è alla segretaria toscana Simona Bonafè. "Se c'è qualcosa che non le torna va a Roma e parla con il segretario....".    E ancora incita alla mobilitazione: "Nicola è l’unico legittimo segretario del Pd, votato da 1.200.000 cittadini elettori e iscritti. Ognuno faccia sentire la sua voce chiedendo a Nicola di restare segretario e usando ogni mezzo per fare arrivare questo messaggio ai membri dell’assemblea nazionale e della direzione".


Valerio Fabiani, già vicesegretario del Pd toscano, zingarettiano fino al midollo rilancia: "Il Partito Democratico, l'Italia e tutti i progressisti di questo nostro Paese hanno ancora bisogno della passione, della generosità e dell'impegno di Nicola Zingaretti. Caro segretario, siamo con te e con la tua battaglia per cambiare il Pd e l'Italia". E continua: "Una battaglia che è appena cominciata- prosegue Fabiani- e che la comunità delle democratiche e dei democratici è pronta ad affrontare al tuo fianco".
Un'altra zingarettiana doc in campo, Alessandra Nardini, assessora regionale toscana:  "È incredibile che il susseguirsi continuo e irresponsabile di attacchi interni abbia portato Nicola Zingaretti a questo, dopo soli due anni da quando oltre un milione di cittadine e cittadini lo hanno votato segretario e dopo che ha preso un partito ormai sconfitto e isolato e ha lavorato per riportarlo al centro del panorama politico, ricostruendo anche l'alleanza di centrosinistra e un nuovo rapporto con il M5S.  Che in piena pandemia ci siano dei dirigenti del mio partito che passano le giornate a confezionare comunicati stampa per attaccare il segretario e per parlare di posti, accordi, alleanze mi fa imbarazzare. 
Spero solo che questo gesto di Zingaretti, un gesto doloroso e generoso verso il Pd a cui spero che l'Assemblea nazionale risponda chiedendogli di restare, ci permetta di affrontare finalmente una discussione cruda e vera sull'indisponibilità oggettiva di una parte del nostro partito ad abbandonare le rendite di potere correntizie e a permettere il cambiamento. Io dico avanti con il cambiamento, con ancora più nettezza e coraggio, e mai e poi mai permettere di tornare al Pd perdente del 2018" conclude Nardini con un chiaro riferimento al Pd renziano.

Ma dalla Toscana c'è anche molto silenzio; molti esponenti adesso stanno alla finestra. Perché in Toscana è nato tutto o quasi nella battaglia di logoramento al segretario del Nazareno. Due i fronti aperti che sono esplosi contro Zinga: la segreteria dem guidata da Simona Bonafè (gli zingarettiani sono minoranza) e l'area degli amministratori con Nardella, sindaco di Firenze,  e Biffoni, sindaco di Prato, protagonisti con i primi cittadini Gori e Decaro e il presidente dell'Emilia Bonaccini. Due fronti che hanno corso parallelamente ma con un obiettivo comune: creare dibattito profondo  nel Pd nazionale e mettere in discussione  la leadership. Con questi due fronti si è mossa la corrente Base riformista che ha i leader in Luca Lotti e Andrea Marcucci per chiedere con vigore un congresso prima delle elezioni amministrative del 2021.

Rosa Maria Di Giorgi, deputata Pd, fiorentina, ex assessore di Palazzo Vecchio ed ex renziana, ora in Base riformista  chiede confronto senza spade di Damocle sulla testa: "Nei partiti la discussione ci deve essere. È la democrazia. Il 13 ci sarà un'assemblea dove sarebbero emerse le posizioni e le opinioni di ciascuno in un dibattito franco e costruttivo.  Incomprensibile questo gesto" dice.  E ora? Dalla guerra di logoramento si è passati già alla guerra di posizionamento. Marcature strette per capire quali sono le mosse di una corrente o di un' altra.  Gli scenari? Zingaretti potrebbe aver studiato la strategia per rientrare più forte. Dice un toscano, ex del Pd: "O Zingaretti ha la maggioranza assoluta in assemblea e si fa incoronare lì oppure vanno a congresso veloce e sono gli unici ad avere le tessere, altra incoronazione". E poi ancora?  "Il rischio per il centrosinistra? Così alleanza con 5 stelle e sinistra intoccabile anche per amministrative. E addio riformismo morto e sepolto". Ma questa è un'altra storia.