Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

Firenze, 30 agosto 2020 - Precisò, anni dopo, che la sua voleva essere «solo una battuta», che pure cristallizza perfettamente e in due sole parole lo spirito di quei tempi lontani. «Detoscanizziamo l’Italia» diceva infiammando i suoi, mentre la nave Azzurra delle Libertà attraccava al porto di Livorno: Silvio Berlusconi, il Cavaliere nell’era in cui i Capitani non andavano ancora di moda. Era il 2000, primo aprile, e di lì a poco l’Italia avrebbe davvero svoltato a destra, nelle elezioni regionali che costarono Palazzo Chigi a Massimo D’Alema. Per il Cav fu un trionfo: conquistò Liguria, Lazio, Abruzzo, Calabria. La Toscana no: rossa e inespugnabile.

A rivederli oggi questi vent’anni sembrano ere geologiche, oggi che perfino Prodi ha riabilitato l’eterno nemico, il rivale di una vita, oggi che perfino i sondaggi meno schierati danno la Toscana in bilico tra centrosinistra e centrodestra nelle elezioni del 20 e 21 settembre. E anche Berlusconi, del resto, non è più il Berlusconi di una volta. Niente toni da conquistatore, niente battute beffarde, non c’è nulla da detoscanizzare, ormai.

Eppure, Presidente, ricorda? Fino a quando Verdini era leader del centrodestra in Toscana, la regione non è mai stata contendibile. Quest’anno Susanna Ceccardi corre per vincere, lo ha detto anche lei. E allora le chiedo: è stato sbagliato qualcosa nella strategia politica degli anni passati, oppure sono davvero i toscani a essere cambiati?
"È la realtà del Paese, non solo la Toscana, a essere profondamente mutata in questi anni. Non esistono più roccaforti della sinistra inespugnabili. La sinistra anche nelle regioni rosse ha dimostrato di essere un sistema di potere sempre più lontano da ogni idealità e dagli interessi dei cittadini. Gli elettori lo hanno capito".
Non teme però che la candidatura di Ceccardi scontenti la fascia più moderata di questi elettori?
"Susanna Ceccardi, oggi europarlamentare, è stata anche un ottimo sindaco e ha dimostrato concretezza e determinazione nell’affrontare i problemi dei cittadini. La apprezziamo e la sosteniamo per questo. Naturalmente lei è espressione di una forza politica alleata ma diversa dalla nostra e ne usa il linguaggio. Siamo una coalizione nella quale Forza Italia, determinante per vincere e per governare, è garante dei valori cristiani, liberali, europeisti, garantisti".
A meno di un mese dal voto si è dimesso il coordinatore regionale di Forza Italia, Stefano Mugnai, in polemica per la scelta del capolista di Firenze. Suona come un autogol alla vigilia di un appuntamento così importante.
"Mugnai ha collaborato lealmente fino all’ultimo giorno alla preparazione di liste forti e competitive ed oggi è impegnato come tutti nella campagna elettorale per Forza Italia. Siamo una squadra della quale Stefano è parte essenziale, aldilà dei ruoli. Del resto sono certo che il nuovo coordinatore Massimo Mallegni possa ricomporre le incomprensioni e le divergenze di opinione, che sono fisiologiche in un grande partito liberale".
A proposito di divergenze, Giorgia Meloni ha promosso un patto anti-inciucio tra gli alleati del centrodestra. Forse gli altri leader della coalizione temono che lei potrebbe prima o poi appoggiare un governo di responsabili con Conte premier. Hanno ragione?
"Trovo sconcertante già solo dover smentire quello che è impossibile e che i nostri alleati naturalmente non si sono mai sognati di ipotizzare. Vorrei ricordarle che il patto di cui lei parla riguarda innanzitutto un accordo per il futuro governo del Paese basato su temi fondamentali per i cittadini, molti chiesti espressamente da Forza Italia, quali la ripartenza delle grandi opere e la riforma della giustizia. Vorrei comunque sottolineare una cosa".
Prego.
"Forza Italia non ha ovviamente bisogno di alcun patto “anti-inciucio”. Non siamo stati certo noi a sostenere il primo governo Conte".
Questo è vero. E del resto lei ha recentemente ribadito ‘mai coi 5 Stelle’. Oggi però se la la sente di dire ‘mai col Pd’?
"Sono sceso in campo nel 1994 per impedire, riuscendoci, agli eredi del Pci di prendere la guida del Paese. Non ho mai cambiato idea e non la cambio certo oggi: Forza Italia è l’espressione in Italia del Partito Popolare Europeo, la grande famiglia del centro alternativo alla sinistra, a qualunque sinistra".
Il 20 e 21 settembre si voterà anche per il referendum sul taglio dei parlamentari: molti nel suo partito difendono le ragioni del no, parlano di deriva populista e di regalo ai grillini. Non pensa che ci sia in effetti questo rischio?
"Non mi sono ancora pronunciato sul referendum e sto riflettendo molto su questo tema: il taglio dei parlamentari lo avevamo già realizzato noi con la riforma costituzionale del 2006, cancellata dalla sinistra con un referendum. Era un taglio che si inseriva in una riforma organica della democrazia parlamentare. Fatto così, come lo vogliono i grillini, rischia di essere solo un atto di demagogia che limita la rappresentanza, riduce la libertà e la nostra democrazia".
Quando conobbe Renzi, ormai più di dieci anni fa, restò colpito dalle sue capacità politiche. Farebbe la stessa valutazione anche oggi?
"La stima personale per Renzi non è mai venuta meno nonostante abbia commesso diversi errori, l’ultimo dei quali far nascere e tenere in piedi il governo più a sinistra della storia della Repubblica. Tuttavia il tentativo da lui compiuto di tagliare le radici comuniste della sinistra è un merito che gli va riconosciuto. Lo dico ben consapevole del fatto che non militiamo nello stesso campo".
Parliamo di futuro, e di salute. Le fa ancora paura il coronavirus?
"Non sul piano personale, ma su quello generale sì. Come avevo detto da tempo il rischio di una seconda ondata è più attuale che mai, per questo occorre un rispetto rigoroso delle misure di prudenza. Se il virus dovesse nuovamente dilagare sarebbe una catastrofe umanitaria ed economica senza precedenti. Dico questo anche alla luce della palese incapacità del governo di dare una risposta alle categorie economiche già messe in grave difficoltà da quanto accaduto nei mesi scorsi".
A Firenze si è suicidato un ristoratore di 44 anni del centro storico, pare fosse stritolato dall’angoscia per il futuro. Da politico e da imprenditore, ci dica tre cose che servono per uscire da questa crisi economica globale.
"Meno tasse, meno tasse, meno tasse. Non è una semplificazione: solo un serio shock fiscale può rimettere il sistema delle imprese in grado di fare utili e di creare posti di lavoro. Mi capita spesso di parlare con imprenditori, con professionisti, con commercianti, con lavoratori angosciati per il loro futuro e per quello delle proprie famiglie, delle proprie aziende. Devono sapere che noi siamo al loro fianco, che parliamo la loro stessa lingua".
Che cosa teme di più per l’Italia?
"L’oppressione fiscale, l’oppressione burocratica, l’oppressione giudiziaria, sono i demoni che soffocano il futuro del nostro Paese e in particolare delle giovani generazioni".
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