Identità e consultazioni. Il Pd alla prova di forza

Pecore elettriche, l’almanacco politico a cura di David Allegranti

La rubrica 'Pecore Elettriche' di David Allegranti
La rubrica 'Pecore Elettriche' di David Allegranti

Firenze, 3 dicembre 2023 – L’ansia generata nella sinistra dall’incontro di Matteo Salvini con gli euro-sovranisti, che si riuniranno oggi a Firenze, suggerisce l’esistenza di una certa preoccupazione, al di là delle rivendicazioni rituali a colpi di citazioni di don Lorenzo Milani e Giorgio La Pira. Le assenze di Marine Le Pen e Geert Wilders non ne riducono l’importanza. Segno che la città è considerata dallo stesso Pd alla portata di tutti, anche di quel destra-centro che governa quasi tutti i capoluoghi della Toscana. Tranne Firenze, appunto.

Alla sinistra, nelle ex regioni rosse, rimangono poche roccaforti simboliche e per il centro-sinistra è insomma vietato sbagliare. Ne consegue un certo trinceramento identitario. Domani sera, 4 dicembre, il Pd riunirà l’assemblea cittadina a San Bartolo a Cintoia, con un unico ordine del giorno: elezioni amministrative 2024. Nella lettera della convocazione, si chiedeva ai membri dell’assemblea di "segnalarci impedimenti di salute" entro venerdì scorso, "in modo da permetterci di organizzare anche la partecipazione online". Insomma, non deve mancare proprio nessuno.

D’altronde, è il giorno in cui il Pd potrebbe dire la parola definitiva sulle primarie, chieste insistentemente dall’ex assessora Cecilia Del Re. Primarie che, salvo retromarce, non si faranno, perché il Pd è pronto a lanciare la candidatura di Sara Funaro. Se l’assessora gradita a Nardella non troverà grosse resistenze nel centrosinistra, sarà lei l’aspirante sindaca di Firenze.

In questi giorni in diversi hanno cercato di risolvere la fase di stallo, compreso Eugenio Giani. Il presidente della Regione Toscana ha pure organizzato un pranzo tra Del Re e il segretario del Pd toscano Emiliano Fossi per trovare un accordo unitario. Ma l’ex assessora insiste per le primarie, il che peraltro sarebbe ragionevole, come abbiamo cercato di spiegare sulle Pecore Elettriche nelle ultime settimane. Il metodo però utilizzato da Del Re - una insistenza fine a sé stessa, viene descritta dai dirigenti toscani del Pd, senza una visione complessiva per il centrosinistra e per la città dei prossimi anni - sembra non essere piaciuto molto ai Democratici. E anche Giani, che avrebbe voluto dare una mano a Del Re, è rimasto perplesso. E ora? Rimane valida la domanda: senza primarie, che cosa farà l’ex assessora? Si candiderà comunque o no? E che cosa farà Italia Viva, presente in prima fila per interposto Francesco Bonifazi al Tuscany Hall? I più attenti nel Pd fanno notare che Matteo Renzi finora non ha posto veti espliciti su Funaro e che all’ex presidente del Consiglio la pars destruens riesce sempre benissimo (citofonare Enrico Letta).

Il fattore R è dunque da tenere in considerazione. Mentre a livello nazionale fra Pd e Iv volano stracci, in Toscana la faccenda è diversa. Non solo perché il Pd con gli italo-vivaisti ci governa, a Firenze e in Regione. È una questione di condizionamento: Renzi è stato presidente della provincia e sindaco, in quest’ultimo caso dopo aver vinto le primarie del 2009 (oltre che segretario del Pd per due volte e presidente del Consiglio, ma questa è un’altra storia, che un giorno ricorderemo a chi oggi maramaldeggia dopo essere stato turbo-renziano), quindi è normale volerci fare i conti. Solo che Renzi, come sempre gli capita, comunicherà che cosa ha deciso al penultimo momento.

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