Pistoia, 8 aprile 2021 - Un lavoro che dà carne, corpo e voce alla Madre di tutti, abbattendo qualsiasi muro o barriera, capace di portare un dolore universale e inconsolabile, quello che si prova per la morte ingiusta di un figlio, dentro a un altro dolore: quello della detenzione. L’emozione di veder prendere forma il suo “Stabat Mater”, finora ‘solo’ un intenso dramma poetico contenuto nell’opera “Madri”, è stata per Grazia Frisina inaspettata, enorme, la risposta a quella sua ricerca cominciata quando quel testo è diventato parola su carta. “Quando ho pubblicato ‘Madri’ - è il ricordo della scrittrice e poetessa – cercavo qualcuno che in qualche modo potesse dargli carne, voce, materia. Da qui la decisione di far pervenire il testo al regista Giuseppe Tesi, che conoscevo per alcuni suoi lavori teatrali. La sua reazione fu l’immediata volontà di trasformare il testo in opera teatrale, facendola entrare in carcere. Le difficoltà non sono mancate, ma il lavoro è giunto al termine e la sorpresa nel vederlo è stata forte: pensavo che portare lo ‘Stabat mater’ in una realtà così complessa fosse un’idea inattuabile e invece Tesi è riuscito mirabilmente nell’intento. È stato bello riuscire a portare un dolore universale e inconsolabile come quello di Maria dentro a un altro dolore. Questo più di ogni altra cosa mi ha colpita”.

Una Maria terrena e umana, non la madre dei soli silenzi e dolori, ma una madre che prende parola, anche una “mater gaudiosa”, fatta di carne che in “Liberi di immaginare” - questo il titolo del corto cinematografico diretto da Giuseppe Tesi, progetto dell’associazione pistoiese Electra Teatro, di cui è appena uscito il trailer – incontra la sofferenza dei detenuti, tutti mirabilmente impegnati in questo progetto che ha dimostrato di saper creare ponti culturali ed emotivi. E che di poesia c’è bisogno, oggi più che mai. “La poesia procede in senso verticale – prosegue nella riflessione Frisina, che incessantemente lavora alla scrittura con un lavoro pronto a uscire in estate -, ha la capacità di farci scendere nel profondo, di andare nel nostro io e toccarne le punte più fragili, ma ha la capacità anche di portarlo fuori e di saperlo innalzare, di renderlo comunicabile e in qualche modo di sublimarlo. La poesia ha la capacità di rendere un dolore visibile, di una visibilità che rasenta il sacro, che accarezza il divino. Credo che oggi si abbia veramente bisogno di questo. Chi cerca risposte nella poesia, non ne troverà: la poesia semmai sollecita riflessioni e domande, ci invita a vedere le cose con un altro sguardo, più attento e di premura”.

“Anch’io ero chiamato a un compito – commenta il regista Tesi -, dare verso e voce a ciò che oggi abbiamo spogliato di mistero, alla sua luminosità. Mi sono spinto là dove il dolore è vero, reale. Il destino non ti avverte: ma se lo sai cogliere, e ascoltare, ti ricambia con gratitudine. E cosi da questi corpi crudi, chiusi e puniti, è sortita la profonda sacralità, una sorta di santità, che solo gli ultimi degli ultimi detengono. Si sono sottratti alla finzione del gioco cinematografico e teatrale, elargendo scomode verità. Dedico questo lavoro a mia madre. Mi ha insegnato l’affidabile speranza”. “Liberi di immaginare” vede la partecipazione degli attori Melania Giglio e Giuseppe Sartori, lo ricordiamo, è un film realizzato grazie a una raccolta fondi alla quale hanno contribuito tanti comuni cittadini, la Fondazione Caript, la Fondazione Giorgio Tesi, Un Raggio di Luce, la Misericordia di Pistoia e l’Ordine degli avvocati.

linda meoni