L’abbraccio a Giuliano Gori: "Ha insegnato a cogliere l’invisibile"

Centinaia di persone a Celle: amici, artisti, personalità, conoscenti, cittadini di Santomato, Montale e Pistoia "Si è impegnato per rendere bello il mondo, ha capito gli artisti e ha testimoniato la gioia della semplicità" .

L’abbraccio a Giuliano Gori: "Ha insegnato a cogliere l’invisibile"

L’abbraccio a Giuliano Gori: "Ha insegnato a cogliere l’invisibile"

"Con la sua obbedienza al vento ci ha insegnato a comprendere l’invisibile". L’abate di San Miniato al Monte Bernardo Gianni, di fronte alla bara bianca nella cappella della villa di Celle, ha colto con poche e densissime parole il rapporto di Giuliano Gori con la bellezza e la sua capacità di donarla al mondo. "Quando si giunge qui a Celle – ha aggiunto – quasi si accede all’inizio della vicenda umana, quando Dio ha voluto il giardino e l’ha affidato all’uomo. Insieme con Pina, Giuliano ha seminato per una bellezza destinata al bene comune ora lo immagino in una vastità inimmaginabile dove si è rimesso all’opera per una bellezza futura".

Più che un funerale, sembrava una di quelle occasioni in cui Giuliano invitava il pubblico in villa per l’inaugurazione di una nuova opera. Centinaia di persone, amici, artisti, personalità, conoscenti, ma anche tanti volti di cittadini di Santomato, di Montale, di Pistoia, gente che ama Celle e ha stimato Giuliano. Il grande spazio nei campi vicini alla villa, usato come parcheggio, non ha contenuto le macchine dei tanti intervenuti. I presenti si sono riuniti, nelle sedie predisposte dalla famiglia, e in piedi nel prato adiacente, nello spazio tra la cappella e la casa sul cui tetto si trova la panchina creata da Luigi Mainolfi intitolata "Per quelli che volano".

Impossibile non pensare che Giuliano abbia raggiunto lassù, sul tetto di casa, la sua amata Pina. Nella antica cappella gentilizia dalla pianta circolare hanno trovato posto solo i figli e i nipoti. La cerimonia ha avuto il calore di un abbraccio familiare, favorito dal tiepido sole d’inverno e nel silenzio del parco abitato dalle opere che Giuliano ha voluto armonizzare con la voce del bosco.

In prima fila i sindaci di Prato, Matteo Biffoni, e di Pistoia, Alessandro Tomasi ,e con loro i labari dei due Comuni posti ai due lati dell’ingresso della cappella. Tante le personalità della cultura presenti tra le quali lo scrittore Sandro Veronesi, autore a Celle della Serra dei Poeti, Francesco Gurrieri, naturalmente l’amico Aurelio Amendola.

Prima dell’inizio del funerale ha fatto una breve visita alla cappella anche Piero Pelu. "Io correvo, correvo – ci ha detto Gianni Pettena – ma lui era sempre avanti, arrivava sempre per primo, con le idee e con le intuizioni". La Messa è stata celebrata dal parroco di Santomato, Paolo Tofani, insieme al vicario della diocesi di Prato Don Daniele Scaccini, da Don Giordano Favillini della Diocesi di Pistoia e dall’abate di San Miniato al Monte Bernardo Gianni. Molto affettuoso il ricordo di Don Paolo che ha officiato molte delle cerimonie religiose avvenute in villa. Don Paolo ha sottolineato di Giuliano la mitezza e l’umiltà. "Si è impegnato per rendere bello il mondo – ha detto il parroco di Santomato – e per rendere tutto questo disponibile a tutti come un bene comune, ha saputo comprendere degli artisti la loro ricchezza interiore anche prima che fossero famosi ed ha testimoniato la gioia della semplicità". Citando il profeta Daniele Don Paolo ha concluso dicendo che Giuliano Gori continuerà a risplendere come una stella nel firmamento".