Donna picchiata dal marito: “Non resti nemmeno incinta, ti rimando a casa in Pakistan”

Pistoia, marito quarantenne rinviato a giudizio per maltrattamenti in famiglia. La moglie lo aveva denunciato al pronto soccordo del San Jacopo

Un'aula di tribunale

Un'aula di tribunale

Pistoia, 28 febbraio 2024 – “Finalmente sono una persona". Sono le parole di una donna di quarant’anni che, dopo tanta sofferenza, ha trovato la forza di ribellarsi, di prendere in mano la propria vita e di affrontare il processo con cui spera di veder riconosciuto quello che ora ritiene il suo diritto fondamentale, quello di essere una donna libera.

Una storia, la sua, che si dipanerà in un’aula di tribunale a partire dal 12 luglio, 2024, davanti al giudice monocratico Jacqueline Monica Magi. Quel giorno, sul banco degli imputati ci sarà quello che è ormai il suo ex marito, pakistano, come lei, quarantenne, accusato di maltrattamenti in famiglia. Avrebbe ripetutamente picchiato la moglie, a calci e pugni, sottoponendola a violenze verbali e insulti come: "Ti rimando in Pakistan, non resti nemmeno incinta".

Il rinvio a giudizio è stato deciso al termine dell’udienza preliminare di ieri mattina in tribunale, davanti al giudice Luca Gaspari, pubblico ministero Giuseppe Grieco. Le indagini su questa drammatica vicenda erano state dirette dal sostituto procuratore della Repubblica Claudio Curreli.

E’ nell’agosto del 2022 che la donna riesce a raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale San Jacopo con lesioni riconducibili alle botte ripetutamente subite, fra cui tre dita della mano rotte. Dal pronto soccorso alla residenza protetta il passo era stato breve, anche con il sostegno del Centro Aiuto Donna e con il fondamentale intervento di un mediatore culturale.

Al termine delle indagini la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dell’uomo, accusato di aver abitualmente picchiato la moglie sottoponendola a una serie di umilianti privazioni, isolandola da qualsiasi contesto e non consentendole quindi, sempre secondo il capo d’accusa, di frequentare i corsi di lingua italiana. Anche il fatto di non rimanere incinta era stato motivo di maltrattamenti e insulti irripetibili.

Le avrebbe quindi "sequestrato" il permesso di soggiorno e il pasaporto per impedirle di allontanarsi da casa, anche raggiungere il pronto soccorso era stato, per lei, una conquista. In una occasione l’avrebbe presa per il collo. Alle spalle, per entrambi, ci sarebbe un matrimonio combinato nel paese di origine.

Tutti questi episodi saranno affrontati nel corso del dibattimento che si snoderà in tribunale. La donna si è costituita ieri mattina parte civile, assistita dall’avvocato Paola Citi del foro di Pistoia (nella foto in alto a destra) con la quale, in sede civile, affronterà anche la separazione, mentre l’ex marito è difeso dall’avvocato Federica Palanghi del foro di Prato e dall’avvocato Emanuele Nidito, anche lui del foro di Prato.

Nel frattempo la donna si prepara ad affrontare, attraverso il processo, un momento che ritiene fondamentale nella sua vita: ha cominciato il corso per imparare l’italiano e questo anche in previsione della sua testimonianza in aula.

«Ringrazio l’Italia perché mi ha ridato la vita – sono le sue parole –. Sono contenta, perché finalmente sono una persona vera e perché potrò essere d’aiuto anche ad altre donne".