La centrale 118 di Pistoia
La centrale 118 di Pistoia

Pistoia, 26 febbraio 2021 - Sono già dieci i trasferimenti effettuati in pochi giorni dalla centrale Cross di Pistoia per "alleggerire" la pressione ospedaliera sugli ospedali molisani, in particolare sul Cardarelli di Campobasso. Gli ultimi due trasferimenti sono stati effettuati nella giornata di ieri: un paziente è stato spostato in ambulanza dal nosocomio di Campobasso a quello di Caserta, mentre un’altra persona è stata elitrasportata in una struttura laziale.

"Purtroppo – racconta a La Nazione il dottor Piero Paolini, che della centrale remota operazioni soccorso sanitario è il direttore – ci troviamo davanti a un brutto film già visto nella scorsa primavera, quando la nostra centrale dovette trasferire ben 116 pazienti dalla Lombardia in altre regioni e all’estero, proprio per via dell’insostenibile pressione che gravava sugli ospedali lombardi, alle prese con la prima ondata della pandemia. Dopo quasi un anno ci troviamo con la regione Molise alle prese con problemi simili. Problemi che ci hanno costretto a trasferire già dieci persone in pochi giorni. Numeri che sembrano bassi, ma se rapportati alla popolazione molisana sono oggettivamente molto alti, a conferma di una situazione particolarmente grave".

E se è proprio il Molise a trovarsi nelle maggiori criticità, nei giorni scorsi, seppure fuori dal coordinamento della centrale pistoiese, sono stati accolti in toscana dei pazienti umbri, in virtù dei "buoni rapporti" che ci sono tra le due regioni confinanti. Adesso l’auspicio è che il lavoro del personale che opera negli spazi dell’ex ospedale del Ceppo si esaurisca con l’alleggerimento della pressione ospedaliera dei nosocomi molisani.

«Resistiamo – commenta Paolini – anche se siamo stanchi, come tutti coloro che lavorano nel campo della sanità. Del resto non possiamo mollare, anche se vorremmo vedere la fine di questo incubo. Certo, molto dipende da noi, dal rispetto delle regole. Se guardiamo alla nostra provincia i dati non sono per nulla buoni ma, a differenza di quanto accadde in primavera, stiamo cercando di tenere in funzione tutte le attività ospedaliere e sanitarie, a differenza di quanto avvenne in primavera con il primo lockdown. Questo comporta uno sforzo organizzativo e di risorse umane assolutamente notevole, ma crediamo che sia necessario garantire livelli di assistenza non soltanto legati all’emergenza o a particolari patologie".