Transazioni illegali per 90 milioni. Chieste dal pm pene fino a 30 anni

Il pubblico ministero a Pisa ha chiesto pene fino a 30 anni di carcere per i presunti promotori di un'associazione per delinquere finanziaria transnazionale. L'inchiesta Flower 2 ha portato a sei arresti nel 2015, con transazioni illegali per oltre 90 milioni di euro. Il processo coinvolge 18 imputati e la sentenza è attesa per luglio.

Transazioni illegali per 90 milioni. Chieste dal pm pene fino a 30 anni

L’indagine. è delle Fiamme Gialle

Oltre tre ore di requisitoria per il pubblico ministero Giancarlo Dominijanni ieri in tribunale a Pisa. Con, alla fine, richieste di pene fino a 30 anni di carcere per i soggetti ritenuti dall’accusa i promotori dell’associazione per delinquere finalizzate all’abusivismo finanziario con l’aggravante della transnazionalità. Pene più miti, fino a sette anni di carcere – si apprende – per coloro che l’accusa identifica come partecipi dell’associazione e 4 anni per altre posizioni. In mezzo anche la richiesta di alcune assoluzioni. E’ il processo scaturito dall’inchiesta Flower 2 della procura di Pisa. L’operazione della Guardia di Finanza portò nel dicembre 2015 a sei arresti e sequestri per 11 milioni di euro. Alla fine delle indagini, il conto delle transazioni ritenute illegali illegali avrebbe

superato i 90 milioni di euro. Per la Procura il sistema

avrebbe previsto l’offerta di obbligazioni o titoli senza che gli imputati avessero il titolo necessario all’abilitazione di mediatore finanziario. E qualcuno, in Italia e

nel mondo (un migliaio le parti

offese), rimasto incagliato nel sistema, c’avrebbe rimesso anche milioni di euro. Secondo gli inquirenti, un ruolo centrale nel sistema l’avrebbe svolto

una società di Pontedera. Un processo lunghissimo – sono centinaia anche i reati fine contestati – passato da tante udienze ed arrivato ieri alle conclusioni del pm. Un processo che, in prima battuta, vide il collegio sciogliere nodi decisivi, dopo che i legali degli imputati avevano presentato eccezioni di giurisdizione relativamente al fatto che fosse l’Italia a procedere sulla vicenda, e di competenza per territorio mettendo in discussione quindi che fosse quello di Pisa il tribunale legittimato a giudicare sulla vicenda. L’inchiesta – era emerso – prese piede da un primo accertamento in provincia quando gli inquirenti trovarono dopo una perquisizione dei dati cancellati su un pc su attività di intermediazione finanziaria. Il soggetto non era abilitato a questa attività. Così il caso fu messo sotto la lente fino a portare alla luce – per l’accusa – un’associazione a delinquere con contatti in vari luoghi del pianeta: anche Cina, Taiwan, Australia, Usa. Sono 18 i soggetti a processo. Ieri il collegio ha calendariezzato le udienze dedicate alle arringhe della difesa, fissando anche per i primi di luglio quella in cui dovrebbe arrivare la sentenza,

Carlo Baroni