Russoli, la rivoluzione dei gessetti. Piazza colorata con parole di pace

Il flash-mob degli studenti. L’accusa dei professori: "Mentre picchiavano i nostri alunni, qualcuno rideva"

Russoli, la rivoluzione dei gessetti. Piazza colorata con parole di pace

Russoli, la rivoluzione dei gessetti. Piazza colorata con parole di pace

Una mano stringe l’altra: ben salda è la catena umana che copre l’intera circonferenza di piazza Cavalieri. Le dita dei ragazzi si sciolgono e dalle pietre medievali graffiate con gessetti colorati e parole di pace si eleva un lungo applauso. Le mani battono sempre più forte mutando in una corsa collettiva verso il centro dell’agorà: "Russoli! Russoli! Russoli!".

Il flash-mob del liceo artistico è la risposta di studenti, insegnanti e personale Ata alle vicende di venerdì accadute proprio in via San Frediano, davanti alle finestre della scuola. Piazza dei Cavalieri si trasforma in una infinita lavagna vergata con gessetti fra sagome di studenti stesi a terra dalla violenza, abbracci, applausi ed emozioni. Prima un’assemblea poi questa uscita collettiva (e non autorizzata, sottolinea qualcuno) in uno dei luoghi simbolo della città: "Ci prendiamo quanto è stato negato ai nostri compagni venerdì mattina".

"Ero presente ai fatti perché stavo prendendo un caffè con altri professori – ricostruisce la vicenda Lorenzo Carletti, insegnante di storia dell’arte –. Il corteo procedeva tranquillo, i ragazzi avanzavano a mani scoperte con l’intento di dirigersi verso il Polo San Rossore. Tuttavia hanno trovato la strada sbarrata sia davanti che dietro". "Non c’è stata trattativa – continua il professore – . La prima carica è partita subito e l’hanno testimoniato anche i nostri ragazzi e soprattutto le tante ragazze coinvolte in assemblea". "Noi professori – racconta ancora – ci siamo trovati smarriti perché via San Frediano era chiusa da ogni parte dalle forze dell’ordine. Ho accompagnato chi scappava nel bar e poi ho sentito altre urla fuori: ‘Prof! Prof!’. Era una mia alunna di 15 anni colpita da una serie di manganellate alle mani. Mi ha detto che l’agente che la picchiava rideva e lei tremava come una foglia".

"Siamo increduli e indignati perché tutta la vicenda è avvenuta di fronte a una scuola pubblica – continua Carletti – La scuola è sacra e ciò che è avvenuto è gravissimo perché a quell’ora entravano ragazzi in classe, compresi alcuni alunni disabili. A tutto ciò nessuno ha pensato e si è rischiato il peggio". Il professore è ora circondato dai suoi alunni: "Tutti noi ci chiediamo come sia possibile usare il manganello di fronte a ragazzini di 15 anni. Siamo pronti a scendere di nuovo in piazza come scuola e come comunità scolastica: questi luoghi non possono essere terreno di scontro".

"Siamo indignati – fa eco Federica Bugini, professoressa di italiano e storia – perché si è usata violenza su ragazzi che volevano pacificamente protestare contro la guerra. Come insegnanti ci affanniamo a infondere fiducia nelle istituzioni e poi accadono questi episodi...". "Abbiamo dovuto consolare diversi ragazzi sotto choc – testimonia –. Siamo profondamente preoccupati per quello che è successo". Stefania Cappellini professoressa di storia dell’arte aggiunge: "Una reazione da parte delle forze dell’ordine che appare non commisurata. Mi chiedo chi sia stato a dare l’ordine. Forse qualcuno che in piazza non c’era perché altrimenti avrebbe visto che di fronte alla polizia c’erano dei bambini o comunque dei ragazzi molto giovani".