
Pisa, 21 aprile 2022 - "E poi funziona così: l’infermiere si veste con tutti gli ingombranti dispositivi anti-Covid che ormai ognuno di noi ormai ha imparato a conoscere, svolge il proprio compito in favore del ricoverato positivo, poi esce dalla stanza e si cambia direttamente in corridoio. Quindi continua il giro degli altri malati non positivi". Daniele Carbocci è una vera furia. Il responsabile del sindacato Nursind non si capacita "come sia possibile una situazione simile all’ospedale di Pisa. Gli infermieri si stanno ammalato uno dopo l’altro per colpa di procedure assurde". Per capire la rabbia di Carbocci occorre fare un passo indietro. "Ormai da un paio di mesi – spiega il delegato sindacale degli infermieri – l’azienda ha stabilito che i soggetti positivi al Covid rilevati in corsia, se asintomatici, devono restare nel reparto di riferimento. Certo, vengono isolati, ma non accompagnati nella ‘bolla’ Covid come avveniva fino a qualche settimana fa". Il problema è che tutto ciò comporta una grave crisi di gestione del lavoro quotidiano: "Sappiamo tutti quanto sia delicato indossare e togliere i dispositivi di sicurezza – dice –. E’ il momento più pericoloso in assoluto, lo sappiamo fin da primi giorni di questa pandemia. E per compiere questi gesti in sicurezza occorrono spazi adatti che i reparti ’normali’ non hanno a disposizione. Così gli infermieri sono costretti a spogliarsi e vestirsi più volte nell’arco della stessa giornata lavorativo perfino usando il corridoio". Per Carbocci tutto questo "comporta dei rischi sia per i miei colleghi, che si stanno infettando uno dopo l’altro, sia anche per gli altri pazienti che non sono certo ‘felici’ di questa situazione. Qualche esempio? In ‘Chirurgia 1’ abbiamo 4 pazienti positivi e già tre infermieri contagiati. A ‘Medicina’ vi sono 11 positivi su 14 ricoverati e così abbiamo altri tre infermieri contagiati. E ancora in cardio-chirurgia due ricoverati hanno il Covid e adesso anche un’infermiera. L’azienda ci invita a seguire la corrette procedure, ma in realtà non ci mette nelle condizioni di farlo". Ma perché i pazienti positivi non vengono trasferiti nel reparto Covid? La risposta di Carbocci è la seguente: "E’ tutta una questione di assunzioni e costi. Il Covid Hospital del Santa Chiara, in questo momento, ospita 5 ricoverati su 22 letti disponibili. E questo perché, ormai da due mesi, 11 infermieri e 11 Oss hanno perso il posto di lavoro non vedendo riconfermato il proprio contratto di lavoro a tempo determinato. Non assumendo nuovo personale il Covid Hospital non può farsi carico di tutti e così i positivi asintomatici restano nei reparti ‘ordinari’". Carbocci propone una soluzione: "La più ovvia – conclude – basterebbe assumere personale. E’ curioso che siano stati spesi milioni di euro per aprire certi reparti che oggi, però, funzionano a mezzo servizio soltanto perché non vi è personale in grado di garantire il servizio. A Pontedera, per esempio, le cose vanno molto meglio: in Valdera, nonostante le difficoltà, i pazienti positivi hanno un loro percorso a parte. A Pisa, inv ece, viviamo questa situazione davvero assurda. E non possiamo andare avanti così".
LA REPLICA DI AOUP : « La nostra priorità? Cure adeguate» - Alle accuse del sindacato è pronta la replica dell’ospedale. "In Aoup – spiega una nota – permangono a tutt’oggi degenze Covid-dedicate destinate prevalentemente a pazienti con patologia Covid (quindi sintomatici). A questi si aggiungono pazienti che arrivano in ospedale per altre patologie, prioritarie nel loro percorso clinico, e che, incidentalmente, risultano positivi al tampone Covid in quanto del tutto asintomatici. Per loro è previsto il ricovero, debitamente isolati, nei reparti specialistici di competenza in quanto la priorità è garantire loro cure efficaci e tempestive per la patologia per cui si trovano in ospedale". "L’esigenza – conclude Auop – è quella di bilanciare i bisogni di cura del malato valutando il peso dell’infezione da Covid rispetto alla sintomatologia acuta che ha determinato l’accesso in ospedale. Si tratta comunque di situazioni eccezionali".