Scuola Normale di Pisa
Scuola Normale di Pisa

Pisa, 22 settembre 2016 - La Scuola Nomale Superiore e la Scuola Superiore Sant’Anna, entrambe di Pisa, si confermano le prime università italiane, rispettivamente la prima e la seconda posizione, ad apparire nella classifica stilata dalla rivista inglese “Times Higher Education” dal titolo “World University Ranking 2016”. Il ranking prende in esame 980 università (erano 800 nel 2015) distribuite in 79 paesi di tutto il mondo. Per quel che riguarda l’Italia, si assiste a un aumento degli atenei presenti nella classifica: 39 in quell’attuale, a fronte dei 34 dell’edizione precedente. 

Le scuole universitarie superiori di Pisa, con la Normale al 137esimo posto e il Sant’Anna al 190esimo, sono così le uniche università italiane a comparire nella top 200 degli atenei al mondo (A QUESTO LINK LA CLASSIFICA COMPLETA). Primi assoluti si confermano invece gli atenei di Stati Uniti e Regno Unito, con Oxford, California Institute of Technology, Stanford rispettivamente in prima, seconda, terza posizione. Le prime dieci posizioni sono occupate dai più noti atenei inglesi e americani, con un’università svizzera (ETH Zurigo).

Oltre la 200esima posizione tra le università italiane si segnalano: Università di Bologna, Politecnico di Milano, Università di Trento (tutte fra la posizione 201 e 250); Libera Università di Bolzano e Sapienza di Roma (entrambe tra 251 e 300).

Questo ranking ha visto consolidare negli anni la sua attendibilità, tanto da essere considerato uno di quelli che “fanno testo”, grazie alla metodologia e al fatto che, per essere presi in considerazione, gli atenei devono sottostare a una serie di rigidi requisiti, preliminari alla valutazione. 

Per quel che riguarda il Sant'Anna, in particolare, si tratta di una conferma dell’exploit della scorsa edizione, tenuto conto della sua età - nel 2017 saranno passati 30 anni dalla fondazione - che l’aveva portata nella top ten mondiale delle giovani università, con meno di 50 anni dalla fondazione, diffusa sempre da “Times Higher Education” a marzo 2016.

“A mio parere non si tratta di vantarsi rispetto ai colleghi degli altri atenei – è la prima dichiarazione del direttore eletto della Scuola Normale Superiore, Vincenzo Barone, che entrerà in carica nei prossimi giorni - ma di trovare la forza, tutti insieme, di rilanciare il paese. La Scuola Normale rappresenta una opportunità in questo senso e anche valutazioni oggettive come quella del Times Higher Education mi piacerebbe che contribuissero a far passare questo messaggio”. “Insieme alla Normale – commenta il rettore della Sant’Anna, Pierdomenico Perata appena saputa la notizia – manteniamo le nostre posizioni per l’Italia, a fronte di un aumento degli atenei presi in esame, confermandoci nella top 200 mondiale. L’Italia è il paese europeo con i minori investimenti in ricerca eppure il nostro sistema di formazione e ricerca ha confermato di essere competitivo e, visti i requisiti stringenti per essere ammessi, è già una notizia positiva che sia aumentato il numero di università del nostro paese prese in considerazione dal ranking. Ma è altrettanto chiaro che senza una inversione di tendenza nel finanziamento della ricerca e delle università, seguendo rigorosi criteri di merito, l’Italia non riuscirà a evitare il declino della formazione universitaria e della ricerca scientifica. Che condannerà il nostro Paese ad un futuro tutt’altro che roseo, soprattutto per le nuove generazioni”.

“Questi risultati – sottolineano in maniera congiunta Vincenzo Barone e Pierdomenico Perata - confermano la grande qualità della didattica e della ricerca scientifica che ogni giorno la Scuola Normale Superiore e la Scuola Superiore Sant'Anna mettono a disposizione dei propri allievi all'interno delle aule e dei laboratori. Il fatto, poi, che i primi due atenei italiani siano distanti solo pochi metri, che offrano un percorso ‘curriculare’ identico, ovvero laurea più dottorato, in ambiti scientifici diversificati è una risorsa che vogliamo valorizzare nei prossimi tempi per dare alla Toscana, e all'Italia, un polo di ricerca che possa risultare ancora più attrattivo a livello internazionale”.

Per la prima volta, per il ranking 2016, sono stati inclusi nella valutazione anche oltre 500.000 libri, insieme a 11.9 milioni di articoli scientifici e più di 56 milioni di citazioni. L’attendibilità del “World University Ranking 2016” di “Times Higher Education”, che si definisce “l’unico prodotto e verificato da analisti indispendenti”, deriva anche dall’aver reso comparabili dati riferiti a Paesi con contesti e sistemi universitari differenti. I dati sul volume dei finanziamenti – per fare un altro esempio - sono stati rapportati al potere d’acquisto nel Paese. Tale metodologia, ormai consolidata e replicata per ogni edizione, offre la possibilità di fare paragoni che, con gli anni, indicano linee di tendenza e disegnano scenari validi per i singoli atenei e per il contesto nazionale di riferimento.