Il corridoio di un ospedale (foto di repertorio Ansa)
Il corridoio di un ospedale (foto di repertorio Ansa)

Pisa, 20 settembre 2020 -  Un accorato appello per i suoi pazienti, per mancanza di risorse e personale e con il rischio di non poter aiutarli adeguatamente. Roberta Ricciardi, responsabile del percorso miastenia inserito in Neurologia e Chirurgia Toracica dell’Aoup chiede di essere ascoltata.
 

Dottoressa Ricciardi, cos’è il percorso miastenia?
"Il percorso miastenia a Pisa rappresenta uno dei fiori all’occhiello della sanità toscana, ma anche nazionale e internazionale. Seguiamo 7000 pazienti affetti da Miastenia gravis, un’importante malattia neuromuscolare di tipo autoimmunitario e molti altri sono in lista di attesa nella speranza di poter essere da noi presi in carico, vista la nostra particolare esperienza nella cura di questa malattia a cui ho dedicato tutta la mia vita professionale dopo esserne stata colpita in modo drammatico da ragazzina".
 

Per questo motivo ha scelto di occuparsi della malattia anche professionalmente?
"Sì, a quattordici anni sono stata collegata a un respiratore per sette anni. Non mi sono persa d’animo, mi sono laureata e curata e a questo percorso ho dedicato la mia vita. Mi sono detta che se fossi riuscita ad uscire dal letto, spartiacque tra la malattia e la salute, avrei fatto tesoro di quello che avevo sofferto. Oggi i pazienti mi considerano una di loro. Siamo legati come una famiglia, ma oggi rischiamo di perdere tutto".
 

Perché state rischiando di perdere tutto? Quali sono i vostri problemi al momento?
"Purtroppo il personale medico specializzato, oltre a me e a due altri medici, non sempre però dedicati solo alla cura di questi ammalati, in quanto facenti parte della Neurologia pisana, era solo rappresentato da una bravissima contrattista. Questa dottoressa, supportata fino ad oggi anche dall’Associazione Italiana Miastenia Onlus, grazie al naturale scorrere delle graduatorie, ha ora avuto irrinunciabili proposte di assunzione da altre sedi. Se quindi Pisa non propone rapidamente la sua preziosissima assunzione la perderemo e saremo costretti a fare a meno di questo elemento indispensabile per la cura di così tanti ammalati".
 

Rischiereste quindi di chiudere?
"Sì, perché già lavoriamo con personale ridotto, dato che l’ambulatorio avrebbe bisogno di almeno 6 medici dedicati e sarà costretto a chiudere. Cosa accadrà a questi nostri preziosi e complicati pazienti? Da sempre combatto a Pisa per aiutarli e devo pensare che proprio in questa città, dove tutto è nato e a cui tutto ho dato, rischiamo di perdere questo bravissimo medico davvero indispensabile per portare avanti tutti gli ammalati miastenici che hanno bisogno di cure adeguate?".
 

Cosa si sente di dire a chi sta leggendo?
"Mi tornano sempre a mente le parole di Luciano Pavarotti a cui ho seguito la cura della figlia Giuliana che, con le corrette terapie, è uscita molto bene dal tunnel di questa malattia. Diceva che la cosa più grave della miastenia è che pochi sanno cosa è, ma che spesso non si trovano semplici spazi per l’inserimento dei medici dedicati nelle strutture adeguate. Chi vuole capire capisca".
 

Michele Bufal ino